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25 settembre, open data, UniAstiSS: sintesi dell’incontro



Scritto da Paolo Cavatore Ercole il 29 settembre 2015
Categoria Eventi | Tags: , , | nessun commento


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Ecco qui un riassunto dell’appuntamento di venerdì, che in tanti ci avete chiesto.

Eravamo al Polo Universitario Studi Superiori di Asti, che ospita e contribuisce alla gestione di corsi di laurea e master dell’ Università degli Studi di Torino e dell’Università del Piemonte Orientale, e che è oramai un punto di riferimento fondamentale per il territorio, come catalizzatore di eventi culturali e scientifico di alto profilo.

Il contesto era quello del Master Universitario di I livello dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale “A. Avogadro” in “Sviluppo locale” (Teorie e Metodi per le Pubbliche Amministrazioni), pensato per l’acquisizione di competenze scientifiche e tecniche per intervenire nei rapporti tra società locale e sviluppo socio-economico territoriale, con particolare attenzione allo sviluppo del capitale sociale, alla crescita delle capacità relazionali e al funzionamento dei sistemi socio-economici e istituzionali della società locale, diretto dal prof. Perulli e coordinato dalla prof. Podestà.

L’incontro è iniziato con l’introduzione di Stefano Leucci, Università di Trento e Centro Nexa per Internet e Società del Politecnico di Torino, che ha allineato i presenti sulle categorie generali e necessarie per comprendere il fenomeno.

L’open data ha almeno due dimensioni: una tecnologica (relativa alla tipologia dei file utilizzati, non parliamo di DOCX, ma di XML, di standard aperti per intenderci) e una giuridica (ogni dato necessita di una licenza standard e aperta, Creative Commons in primo luogo). Il punto focale è il riutilizzo, definito dalla Direttiva europea 2003/98/CE come “l’uso di documenti in possesso di enti pubblici da parte di persone fisiche o giuridiche a fini commerciali o non commerciali diversi dallo scopo iniziale nell’ambito dei compiti di servizio pubblico per i quali i documenti sono stati prodotti”.

Dopo aver analizzato il modello organizzativo di Regione Piemonte e del gruppo Alessandria Open Data, Stefano ha raccontato le varie problematiche emerse negli anni di esperienza: partendo da una serie di esempi di riuso come BikeSharing Torino, Open Bilanci, OpenMove e lo stesso Google Maps, ha poi analizzato le questioni giuridiche (non ultimo la tutela del diritto alla privacy) che i dati implicano.

Successivamente, Vincenzo Maltese, Università di Trento, ha raccontato i lavori del gruppo di ricerca KnowDive relativi alla costruzione di un’infrastruttura per i dati aperti. La parola chiave è stata “aggregazione”, e si riferiva a dati provenienti da più fonti per risolvere un problema specifico e predeterminato alla liberazione. Il lavoro svolto dall’Università di Trento, già presentato qui, permette di integrare i dati in modo da essere rappresentati con vocabolari comuni e traducibili in svariate lingue. L’output non sono tabelle difficilmente comprensibili, ma entità concrete del mondo che ci circonda: l’Hotel Palio di Asti, per esempio, è un’entità descritta da molte fonti di dati nel web, poche delle quali hanno una licenza aperta (pensiamo, ad esempio, a TripAdvisor). Ma se tutti gli enti pubblici rilasciassero quella piccola porzione di informazione che detengono, si potrebbe costruire un dato come bene comune frutto dell’integrazione di tutti questi dati in entità. Pensiamo poi all’immenso valore che si potrebbe ottenere aggregando anche i dati aperti multimediali provenienti da immense fonti come WikiMedia Commons.

Un esempio di questa infrastruttura si chiama Open Coesione e Monithon. Chiara Ciociola, Community Manager di A Scuola di Open Coesione ha spiegato l’iniziativa, presentando il bando 2015/2016 rivolto alle scuole. Open Coesione è un portale che mette a disposizione gli open data relativi ai fondi europei investiti sui vari territori e ne permette la lettura sotto forma di infografiche. Monithon è un’iniziativa civica che facilita, tramite strumenti di data journalism, l’integrazione delle informazioni presenti su Open Coesione con i dati raccolti nei vari territori circa la qualità e la modalità dei progetti realizzati.

Matteo Scotto ha poi spiegato come la nostra associazione ha portato ad Asti questi strumenti, nel paradigma Cultura + Intercultura + Digitale = Europa del progetto Dalle Colline d’Europa, alla cui sezione del nostro sito semplicemente rimandiamo. Matteo ha voluto sottolineare nuovamente il motivo per cui necessitiamo di open data e di piattaforme come OpenCoesione e Monithon. Il rischio di perdere di vista il problema è sempre dietro l’angolo, e capire la necessità di partecipare attivamente con un controllo sociale sistemico e con metodologie d’intervento utili a risolvere problemi di cattiva amministrazione o semplici disattenzioni è il valore che noi cittadini possiamo restituire alla nostra comunità.

Infine Giovanna Garelli, tesista del Master in Sviluppo Locale, ha raccontato il suo progetto di testi volto a definire una metodologia di liberazione e riuso dei dati aperti al fine di risolvere un problema del territorio di riferimento.

Lasciateci dire che possiamo essere davvero contenti dell’incontro: speriamo che possa nascere un movimento che sappia valorizzare le molte reti e connessioni che il nostro territorio può vantare. Questo incontro è stato un primo esempio di come tutto ciò è possibile, connettendosi alle migliori esperienze locali, nazionali ed europee.

Insieme, in #MonferratoDigitale per costruire uno smart land.

Paolo Cavatore Ercole

Paolo Cavatore Ercole

Nato ad Asti nell’81, laureato a Torino in Economia degli scambi trasnazionali, si divide tra l’amore per il mondo informatico Open Source e la passione per gli sport all’aria aperta. Tesoriere dell’Associazione fin dalla sua nascita, ciò che lo spinge a volere fortemente weLand è l’opportunità di rendere più vivo il proprio territorio attraverso l’innovazione digitale e conseguentemente sociale. È convinto che agire con azioni concrete e ad alto impatto sia fondamentale per ritagliarsi un futuro migliore.

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