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Dobbiamo creare Rete, non solo virtuale



Scritto da Stefano Leucci il 8 ottobre 2014
Categoria #MonferratoDigitale Riflessioni | Tags: , , , | 4 commenti


Mixed hands linked together in unity

Martedì 7 ottobre è uscito questo articolo su “La Nuova Provincia”: è la mia sintesi del percorso e del discorso che portiamo avanti con weLand da due anni. Ne avevamo già parlato qui.

Vorremmo aprire un dibattito costruttivo sul tema, sperando che questo articolo non rimanga solo lettera morta.

Commentate, twittate, e scriveteci sulla nostra pagina Facebook. Basta anche una semplice e-mail.

Cresceremo e miglioreremo solo discutendo e condividendo.

@stefanoleucci

 

Studio e lavoro all’università di Trento. É un osservatorio privilegiato su un territorio fortemente innovativo, nato dalla sinergia tra settore pubblico, privato e ricerca accademica. Il risultato è un costante flusso di idee e soluzioni che genera contaminazione e progettualità.
Questo punto di vista mi ha fornito nuovi strumenti per rileggere la nostra città, per guardarla da lontano, esaltarne le bellezze ed immaginare piccole soluzioni ai suoi mille amati difetti.

La comunicazione come attività di promozione della cultura è uno dei punti nevralgici su cui agire per connettere il pubblico agli eventi organizzati in città. Ma non voglio discutere solo di questo.

Il mondo di oggi cambia ad un ritmo incalzante: 6×3, totem e pubblicità in radio non bastano più. Oggi serve ricercare un nuovo tipo di inclusività che passi, prima di tutto, da quell’infrastruttura sociale chiamata web.

I protagonisti della “società della conoscenza” (i cittadini digitali) hanno esigenze molto precise. Ridefinire il ruolo del destinatario nei processi di comunicazione (cittadino, non piú solo spettatore, ma attore) è il primo passo da compiere.

Coinvolgere il destinatario é il passo immediatamente successivo. Come? Includendolo, coinvolgendolo, rendendolo protagonista e, dunque, piú consapevole, orgoglioso e appartenente alla nostra comunità che é anche sua.

Viralizzare la bellezza del nostro territorio e dei suoi eventi è il primo strumento per attrarre, aggregare, entusiasmare. Il fine di tutto ciò è immergere cittadini, ospiti, spettatori passati, presenti e futuri in una comunicazione che ne accompagni l’esperienza e crei fidelizzazione.

Mi pare che sinora non sia mai stato progettato nulla di simile. Ricordo solo timidi tentativi, che già all’inizio non erano che vecchie illusioni. Siamo nell’epoca del copia-incolla: bisogna guardare alle esperienze più all’avanguardia e lasciarsi ispirare.

Strategico in questo processo risulta il cambio di passo della pubblica amministrazione che deve trasformarsi in “piattaforma” aggregativa dell’intelligenza collettiva disseminata sul territorio. Lo scopo è, dunque, sistemico: stimolare la nascita di nuove idee promuovendo cultura, tradizione e bellezza.

Oggi il futuro si costruisce a partire da un nuovo modo di pensare e di vivere la quotidianità in una dimensione partecipativa e inclusiva. Ha nuove forze nei meccanismi associativi, corpi intermedi, mondi vitali che organizzano competenze proattive e fondamentali per una città che è ferma a trent’anni fa.

Trasformo subito la mia risposta in proposta: dobbiamo favorire il ritorno.

Dobbiamo valorizzare l’enorme diversità di saperi degli astigiani che lavorano in giro per il mondo. Se ognuno di loro (di noi) donasse pochi minuti per la propria città si costruirebbe una dimensione aggregativa di tanti punti di vista costruiti con i cuori e le menti di chi va oltre Corso Alessandria e Corso Casale. In più, le poche buone idee che circolano rischiano di rimanere cosa morta, se mancano contesti in cui svilupparle.

Anche qui, gli esempi da seguire non sono lontani. Alessandria, che conosco molto bene, risorge dalle ceneri di un dissesto grazie al laboratorio di co-working Lab121, la Rete di Strada Bergamo-Trotti che aggrega i bisogni in un incrocio di idee e il gruppo AlessandriaOpenData che è una finestra attraverso cui nuova aria circola all’interno dei palazzi pubblici.

Grazie a queste nuove dimensioni cittadine non è cambiato solo il modo di comunicare la cultura. È cambiata anche la cultura stessa. Il risultato è la nascita di iniziative sostenibili, di qualità e sinergiche tra loro. Tutto ciò ha il gusto di qualcosa che attira e include perché ci si sente parte.

In sintesi massima: dobbiamo creare Rete, non solo virtuale.

Stefano Leucci

Stefano Leucci

Nato ad Asti nel 1987 e attualmente ricercatore in informatica giuridica presso l'Università di Trento. Mi è bastato un anno fuori da Asti per guardarla da lontano e sentire la necessità di valorizzarne le sue bellezze in una dimensione europea. L'avventura in weLand mi permette di trovare un contesto in cui far ritornare a casa le mie idee, costruendo un nuovo "territorio digitale". Asti ha solo bisogno di essere risvegliata da un sonno profondo. La migliore sveglia è la buona volontà delle persone e la loro energia portata a bene comune.

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4 Comments

  1. Sono d’accordo trovo questo interessante..

  2. Come sempre sei molto attento a ciò che davvero manca a questa città, la sinergia che dovrebbe unire le forze tra cittadini e istituzioni, per non dire di tutte le altre realtà che si intrecciano nel tessuto della città, ma che come al solito non sanno ascoltare, non sanno proporre, ma solo giudicare.Complimenti per la tua tenacia, un grande “in bocca al lupo”.

    • Stefano Leucci

      Grazie Milena! E’ anche grazie all’ascolto che si riesce a migliorare: il tuo commento mi conforta in questo senso :)

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