Menù di navigazione+

Asti dopo AstiMusica? Idee e suggerimenti per non sbagliare ancora



Scritto da Stefano Leucci il 22 agosto 2014
Categoria #MonferratoDigitale Riflessioni | Tags: , | 1 commento


asti_musica

Sconforto, credo.
Non saprei descrivere diversamente la sensazione che ho avuto leggendo le notizie sui giornali dedicate alla “morte di AstiMusica”. Un forte senso di sconforto derivante dell’ennesima bruciante sconfitta. Non solo per l’amministrazione astigiana, ma per tutta la città, per tutto il territorio e soprattutto per le persone che cercano quotidianamente di valorizzarne le bellezze. Proprio come noi di weLand.

Ma forse è più che una semplice sconfitta: è una disfatta sul piano culturale che si estende a tante altre dimensioni, piani e contesti. È sintomo di una coesione sociale pari a zero. È segno di amministrazione vetusta che non comprende e non recepisce il presente ed è quindi del tutto impreparata a pianificare il futuro. È solo un altro trampolino per lo scetticismo locale. Il fulcro della questione sta nelle parole del filosofo inglese Mill secondo cui “nessun grande progresso nella sorte degli uomini sarà possibile fino a quando non avverrà un effettivo mutamento della struttura fondamentale del loro modo di pensare”.

Ecco, di questo dobbiamo discutere.

Si può ben comprendere lo sgomento espresso dall’assessore Cotto in conferenza stampa. Tra i vari motivi, come si legge nell’articolo del 30 luglio pubblicato su La Nuova Provincia, alcuni residenti nel quartiere Cattedrale avrebbero riscontrato disagi nelle giornate del festival, ma il punto della questione è un altro.

Non vogliamo neanche entrare nel merito degli artisti invitati: tutti estremamente validi e di successo.

La nostra critica riguarda la comunicazione intorno all’evento. Secondo noi, l’insuccesso di Asti Musica è dovuto principalmente al non essere al passo con i tempi, al non sapere quali strumenti scegliere, né come utilizzarli per attrarre e coinvolgere e dunque nel non avere una strategia di medio periodo.

Come si può pensare di continuare a gestire il festival con strategie ormai obsolete, percorrendo strade arcaiche al punto da risultare anacronistiche?

Un evento che non riesce ad attrarre e ad incuriosire non potrà che accecarsi con le sue stesse ceneri. Oggi serve ricercare un nuovo tipo di inclusività che passi prima di tutto da quell’infrastruttura sociale chiamata web. Ridefinire il ruolo dello spettatore (come del cittadino) è il primo passo da compiere: sappiamo bene cosa funziona e cosa fallisce. La “società della conoscenza” e i suoi attori hanno richieste ed esigenze molto precise. Viralizzare la bellezza del nostro territorio e dei suoi eventi è il primo strumento per attrarre e non disperdere. Non è mai stato fatto nulla di simile. Ricordo solo timidi tentativi, che già all’inizio non erano che vecchie illusioni. Siamo nell’epoca del copia-incolla: bisogna guardare alle esperienze più all’avanguardia e lasciarsi ispirare, come ricorda sempre un nostro noto ispiratore.

AstiMusica è stato promosso da una pagina sul sito web del Comune mal costruita. Una timida pagina Facebook con milleduecento “Like” che non punta a rilanciare discorsi e contenuti. In più: i due strumenti non sono connessi in alcun modo.

Il pensiero vola subito al Festival Collisioni di Barolo: un vero successo quantomeno nazionale, in un territorio che sicuramente non ha la potenzialità infrastrutturale che potrebbe avere una città come Asti. Un festival che ha avuto la capacità di viralizzare il messaggio della bellezza del territorio attraverso cinque social network gestiti in modo eccellente (la pagina Facebook conta settantaseimila “Like”), un sito dedicato e multilingua e un sistema di newsletter. Ospiti e spettatori passati, presenti e futuri sono immersi in una comunicazione che ne accompagna l’esperienza e crea fidelizzazione.

Il risultato e le differenze sono chiaramente visibile, anche nella quotidianità di chi scrive.
Vivo e lavoro a Trento: molti colleghi mi hanno chiesto informazioni sul festival di Barolo. Mentre scrivo queste righe, gli stessi appassionati non hanno mai sentito parlare di AstiMusica.

La questione del festival è sicuramente un’istanza di un problema più diffuso e concentrico: c’è qualcuno che si sta dimenticando che il futuro si costruisce a partire da una nuova pubblica amministrazione, da un nuovo modo di pensare, da un nuovo modo di vivere la quotidianità in una dimensione partecipativa e inclusiva. E trova sintesi in questi momenti cittadini fondamentali per rinforzarne l’identità. Ha nuove forze nei meccanismi associativi, corpi intermedi, mondi vitali che organizzano competenze proattive e fondamentali per una città che è ferma a trent’anni fa e di cui il fallimento di AstiMusica non è altro che la conseguenza. Senza identità, Asti è persa. Serve ripartire dal nostro senso di appartenenza a una comunità e dalla valorizzazione della nostra identità.

Qui a weLand ci interroghiamo sempre più spesso su quale ruolo possiamo avere in questo momento storico sempre più volto al cambiamento. Cosa possiamo fare a fronte di una pubblica amministrazione che, indipendentemente da ogni colore politico, rimane sorda e miope di fronte alle potenzialità mancate di un territorio che amministra? Come possiamo lavorare a fronte di una cittadinanza perennemente ignara e infastidita al punto da lasciarsi sfuggire ogni occasione buona, una cittadinanza chiusa e rinchiusa nel suo essere pigra, annoiata dalla perpetua accidia verso il cambiamento?

Trasformo subito la nostra risposta in proposta: dobbiamo favorire il ritorno. Dobbiamo importare idee e buone pratiche. Le poche buone idee che circolano rischiano di rimanere cosa morta, se mancano contesti nuovi e necessari. Dobbiamo aprire la mentalità dei residenti e degli amministratori valorizzando l’enorme diversità di saperi dei tantissimi astigiani che lavorano in giro per il mondo. Se ognuno di loro donasse pochi minuti per la propria città si costruirebbe una dimensione nuova, forse migliore di tante altre perché aggregativa di tanti punti di vista costruiti con gli occhi e le menti di chi va oltre Corso Alessandria e Corso Casale.

Dobbiamo ridefinire l’identità di Asti come un piccolo scrigno da non dimenticare mai e da portar sempre con noi in giro per il mondo. Ed è questa, per esempio, la filosofia che guida ogni passo mosso da weLand. Personalmente, sarei orgoglioso di poter investire così il mio (sempre più) esiguo tempo astigiano.

Riassumo la nostra proposta per l’amministrazione in cinque punti

  • favorire il ritorno degli astigiani che studiano e lavorano in giro per il mondo: i giovani lasciano la città e non vengono rimpiazzati da flussi esterni di competenze innovative ed aggiornate sul territorio. Questa premessa necessaria deve essere accompagnata dalla definizione di incentivi e riconoscimenti per chi decide di investire il proprio tempo per la cittadinanza;
  • costruire identità in modo diffuso: investire in comunicazione così da coinvolgere per (ri-) costruire l’identità del territorio tramite il web;
  • governare il cambiamento e incoraggiare l’ascolto dei corpi intermedi che offrono il loro lavoro per il benessere cittadino: costruire tavoli di discussione tematici che siano guidati da una filosofia inclusiva e partecipativa dedicati ai temi caldi dei nostri giorni;
  • aprire i dati della pubblica amministrazione, costruire nuovi processi innovativi che possano abilitare nuova economia, partecipazione e costruire consapevolezza civica;
  • istituire luoghi di co-working, in cui l’aggregazione permetta la contaminazione tra diverse competenze e la nascita di nuove sinergie: esistono già alcuni tentativi.

Gli esempi da seguire non sono così lontani. Conosco molto bene la situazione di Alessandria, simile ad Asti per dimensione e struttura sociale, che risorge dalle ceneri di un dissesto grazie a movimenti cittadini come il Lab121, la Rete di Strada Bergamo-Trotti e il gruppo OpenDataAlessandria che sono finestre incredibilmente potenti attraverso cui nuova aria circola all’interno dei palazzi pubblici e – di conseguenza – sul territorio.

Ma questo non basta: un’altra necessità consiste nel far parlare tra loro questi meccanismi. Costruire un equilibrio tra gli attori del cambiamento. Difficile. Non impossibile.

Un territorio che non premia i giovani, che non costruisce coesione, che non abilita la partecipazione locale, che non cerca il ritorno, ma abbandona, chiude, rinchiude e ignora non fa altro che dare ulteriore voce a quell’ingiusta e detestata espressione: “Asti città dormitorio”.

Le nuove idee che hanno il potere di cambiare il corso delle cose prendono forza dal dibattito e dal confronto. In altre parole: crescono e migliorano. Se non cominciamo a pensare in modo diverso, non riusciremo a parlare in modo diverso e di conseguenza non saremo in grado di confrontarci in modo diverso.

Il suggerimento per la nostra amministrazione è questo.
Molti astigiani avrebbero potuto aiutarvi a far meglio.
Tanti astigiani possono aiutarvi a non sbagliare ancora.

 

P.S. 1: le questioni che affrontiamo sono molto complesse. Perdonatemi e perdonateci se non scendiamo nei dettagli, se non usiamo molti esempi, se non chiariamo ogni vocabolo. Lo spazio non ci consente di andare oltre. Approfondiremo in post successivi e ne discuteremo con tutti.

P.S. 2: sono e siamo perfettamente consci del fatto che il concetto di “pubblica amministrazione” potrebbe essere travisato verso una critica politica all’attuale amministrazione. Non è così. Ci riferiamo più in generale all’amministrazione del territorio, olisticamente intesa.

Stefano Leucci

Stefano Leucci

Nato ad Asti nel 1987 e attualmente ricercatore in informatica giuridica presso l'Università di Trento. Mi è bastato un anno fuori da Asti per guardarla da lontano e sentire la necessità di valorizzarne le sue bellezze in una dimensione europea. L'avventura in weLand mi permette di trovare un contesto in cui far ritornare a casa le mie idee, costruendo un nuovo "territorio digitale". Asti ha solo bisogno di essere risvegliata da un sonno profondo. La migliore sveglia è la buona volontà delle persone e la loro energia portata a bene comune.

Altri post dello stesso autore - Website


TwitterFacebookPinterest



1 Comment

  1. Contattami pure su Facebook il pazzo hc grazie

Inserisci un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>