Menù di navigazione+

Sulle Alluvioni in Italia



Scritto da Nicola Pasquale il 17 ottobre 2014
Categoria Riflessioni | Tags: , , , | 1 commento


PD*16948172

Scrivo queste caustiche righe in qualità di presidente di un’associazione che si occupa di protezione, tutela e promozione del territorio e in qualità di consulente nel settore delle valutazioni da rischio idraulico del territorio.

Le prime settimane del mese di ottobre hanno visto susseguirsi diverse perturbazioni locali o regionali che hanno colpito duramente una vasta zona del nord Italia, dal Piemonte alla Liguria, dall’Emilia alla Toscana. Come spesso accade in Italia, popolazione e autorità competenti sono state colte totalmente impreparate.
Conseguenze fisiche: disagi, disservizi, danni e, purtroppo, anche vittime.
Conseguenze sociali: polemiche, indagini, rabbia, accuse, inchieste giudiziarie, esperti da bar di paese che inveiscono e pontificano di ingegneria idraulica e geologia come se fossero tutti scienziati, … Insomma, il solito susseguirsi di scene imbarazzanti e vergognose tipiche di una commedia/tragedia all’italiana e mai passate di moda.

Premessa
Il territorio italiano è spesso sconvolto da alluvioni ed altre catastrofi naturali in percentuali molto superiori (per eventi e non per danni) ai nostri vicini Europei. Le ragioni sono parecchie ma in sostanza si possono riassumere in:
1. il territorio italiano è dal punto di vista della difesa del suolo in caso di piogge uno dei più difficili che si possano immaginare: ampie zone di montagna, vicinanza a mari mollo caldi, rilievo giovane, colline scoscese composte da materiali non consolidati, bacini idrografici di piccole dimensioni rendono gli eventi di precipitazione molto frequenti ed intensi.
2. Fra tutte le nazioni europee, l’Italia è sicuramente il paese in cui la tutela e il rispetto dell’ambiente (inteso come contesto in cui viviamo), così come la pianificazione e la gestione delle risorse ambientali sono maggiormente trascurate ad ogni livello.
Il fatto che il territorio ligure sia soggetto a flash flood non è una novità: è un fattore orografico e idrologico noto da secoli (e che da secoli si perpetua). Alessandria, Novi, Parma si trovano in Pianura Padana. Una pianura definita per l’appunto e non a caso alluvionale.
Eventi eccezionali? Riscaldamento globale? Imprevedibilità dei fenomeni atmosferici? In una minima, trascurabile parte, forse.

Conseguenze
Risulta particolarmente irritante nei giorni seguenti il disastro il gioco del “trova il colpevole”. Un teatro in cui gli attori e il pubblico si misurano nello spettacolare gioco di accuse, colpe, scuse, denunce e inorridito stupore di fronte alla forza degli eventi.
Io mi domando: Stupore? Stupore nei confronti di cosa? Responsabilità? E di chi? Dei politici? Dei tecnici che cercano di fare il loro mestiere malgrado continui tagli di risorse? Una trama un po’ banale per una soluzione troppo semplice, a mio parere.
Lo stupore dinnanzi a qualcosa di prevedibile è una reazione propria di chi, invece di guardare alla realtà dei fatti, ha preferito mettere la testa nella sabbia. Qui non ci sono responsabili o irresponsabili. Colui che è irresponsabile è perfettamente consapevole ma non curante. Io assisto piuttosto ad un raccapricciante dilagare di ignoranza, negligenza e incuranza, da parte del cittadino come dell’amministratore.

Analisi
Per trovare una soluzione bisogna capire la vera origine del problema: una popolazione così disinteressata (per questioni di comodo) al problema, così distaccata dalla partecipazione civile alla vita politica del proprio territorio e così affetta da breve memoria da non essersi mai curata dei problemi che stavano covando silenti.
Stiamo parlando di una vasta fetta di popolazione che vive in costruzioni realizzate dentro alvei di torrenti tombati nel cemento per far spazio alla speculazione da cui tutti hanno tratto vantaggi e che nessuno chiama in causa. Nel secondo dopo guerra, rettificando e restringendo gli alvei dei fiumi si sono ottenute porzioni di territorio edificabile a basso costo ma si sono creati due effetti molto gravi: la diminuzione del volume di acqua che gli alvei possono contenere e l’incremento di velocità di deflusso dell’acqua. Si capisce come entrambi gli effetti conducano ad una maggiore propensione del fiume in piena ad esondare.
Vogliamo mitigare il rischio inteso come il prodotto di pericolo naturale per vulnerabilità per esposizione? Non potendo agire sulla prima (in quanto competenza di madre natura) bisogna lavorare sulle altre due componenti.
Volendo essere drastici si potrebbe lanciare una provocazione: sgomberare e abbattere gli edifici che ostruiscono gli alvei dei fiumi, sfollare la gente che ci abita, fermare la cementificazione della pianura padana che oggi rispetto a sessant’anni fa presenta il 150 percento in più di aree edificate. Questi sono i fattori responsabili delle alluvioni di oggi, di ieri e di domani.
Tuttavia, la soluzione a questa serie di problemi non è (non può e non deve essere) tecnica, bensì politica, sociale e culturale. Di questi aspetti, quelli che maggiormente mi preoccupano sono quello culturale e sociale: la (mancanza di) cultura di un paese che non è in grado di progettare, pianificare e tutelare il proprio territorio e il proprio futuro ma necessita di un perenne alternarsi tra incuranza e stati di emergenza.

Rimedi
Per correre ai ripari con una prospettiva un po’ più a lungo termine che non i perenni decreti di calamità naturale e le perenni situazioni di emergenza, occorrerebbe, in ordine:
1. che gli amministratori locali con coraggio e cura per il futuro si assumano la responsabilità di una decisione scomoda quale non permettere più edificazioni in zone alluvionali e demolire gli edifici situati in zone non appropriate e che rappresentano fonte di rischio;
2. ridiscutere le competenze amministrative in merito alle risorse idriche e ambientali;
3. realizzare un sistema nazionale automatico di allerta delle piene che sia pubblicamente consultabile su internet (aprendo la via agli open data come ci impone l’Europa);
4. delineare un piano di investimenti a livello nazionale che stanzi parecchi fondi per intraprendere lavori di messa in sicurezza del territorio secondo concetti nuovi di riqualificazione fluviale;
5. Definire un progetto di coinvolgimento della popolazione nella pianificazione del proprio futuro, tramite informazione ed educazione in merito all’assetto del territorio.
La soluzione esiste, come poc’anzi elencato. Ora, la questione è: crediamo davvero che in un paese come l’Italia ci sia qualcuno disposto a prendersi la responsabilità di queste azioni? Crediamo davvero possibile che chiunque, nel suo piccolo sia disposto a rinunciare ai suoi vizi? Oppure crediamo che nuovamente ci si adagerà comodamente dimenticandosi del problema per poi scandalizzarsi al prossimo evento?
Se un cambiamento esiste, deve arrivare dal basso, dalla gente, dal popolo che è anche lo Stato. Anzi, le persone sono lo Stato. Presa di coscienza, partecipazione alla vita civile, informazione: queste sono le chiavi del cambiamento.

Nicola Pasquale

Nicola Pasquale

Nicola Pasquale (Asti, 14/07/1981), ideatore e co-fondatore di weLand,  è dottore di ricerca (ETH Zurich) in ingegneria idraulica e fluviale. Si è occupato in passato di progetti di riqualificazione fluviale e di impatto ambientale delle dighe. Attualmente lavora in Germania in qualità di consulente sul rischio da catastrofi naturali. Da sempre è amante degli spazi aperti: boschi, laghi, montagne e, su tutto, di quelle meravigliose colline che costituiscono il territorio astigiano. Appassionato di outdoor, si interessa di storia, fotografia, arte e letteratura ma non disdegna affatto cose più terrene quali il buon cibo e il buon vino. Sebbene lontano dalla terra natale da lungo tempo, rimpiange le lunghe passeggiate autunnali nei boschi, a raccoglier castagne o anche solo per passar il tempo in compagnia di un buon amico.

Altri post dello stesso autore



1 Comment

  1. Bravo Nicola concordo su tutto! Si proprio dal basso dobbiamo iniziare basta case abusive e condoni. Piu’ partecipazione da parte di tutti e basta guru.

Inserisci un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>