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Andrea Carboni [#2 Partecipazione] – Dalle colline d’Europa



Scritto da Matteo Scotto il 10 ottobre 2014
Categoria Dalle colline d'Europa Rubriche Voci e interviste | Tags: , , | nessun commento


carboni

Ti capita di ripensare, di quando in quando, a tutte le persone che hai incontrato lungo la strada. Non hanno volti, o nomi, o nazionalità. Non sono ricordi. Alle volte ti chiedi perfino quanto in fondo siano reali, queste apparizioni. Eppure, in qualche modo, rimangono là, ti entrano dentro e non ci escono più. Diventano parte di te come una gamba, un braccio o un orecchio. Occupano una strana parte del tuo cuore, quella un po’ triste, che sussulta tutte le volte che sente partire qualcuno. Poi però succede sempre ti volti, riprendi il cammino, e ridi, a crepapelle

Martino Bosco

(revisione a cura di Tommaso Olivero)

Per la seconda intervista di “Dalle colline d’Europa” abbiamo incontrato Andrea Carboni. Sardo, vive e studia a Trento. Andrea ci racconta la realtà del Club Alpbach Trentino, associazione di cui è Vicepresidente, attiva in Trentino e in Europa. Andrea e il Club Alpbach Trentino dimostrano come partecipare voglia dire agire e come agendo si possa, a partire dal proprio territorio, guardare lontano da più vicino.

Andrea, questa è la nostra prima uscita fuori porta. Dopo aver intervistato la scorsa settimana l’ideatore di weLand, un’associazione che opera nella regione del Monferrato e delle Langhe – a casa nostra in sostanza -, ci spostiamo ora nel nord-est Italia, più precisamente a Trento. Spiegaci brevemente cos’è il Club Alpbach Trentino.

Il Club Alpbach Trentino è nato con lo scopo di permettere ad alcuni giovani motivati che vivono, studiano o lavorano in Trentino, di partecipare al Forum Europeo di Alpbach, un simposio che si tiene in un piccolo villaggio del Tirolo e dove ogni anno si incontrano importanti esponenti del mondo della politica, della scienza, dell’economia e della società. Grazie alle borse di studio messe a disposizione dagli oltre quaranta Club Alpbach esistenti, migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo possono prendere parte alle due settimane di attività del Forum, i cui costi sarebbero altrimenti difficilmente accessibili per tanti.

Il Club Alpbach Trentino nasce quindi dalla partecipazione di giovani menti alla discussione riguardo tematiche legate al territorio.

Certo, anche se aggiungerei che non ci siamo limitati a stimolare la partecipazione dei soli giovani. In tutte le iniziative che il Club Alpbach Trentino ha finora promosso, abbiamo cercato di rivolgerci all’intero territorio trentino: argomenti come l’innovazione, l’inclusione, l’agricoltura sostenibile chiamano in causa tanto i giovani quanto il territorio nel suo complesso. In questo senso, il diffuso interesse che abbiamo percepito intorno alle nostre iniziative ci suggerisce che vi è una richiesta di partecipazione non proveniente dal solo mondo dei giovani.

european civil society

(foto di http://albertoz.it)

Una visione inclusiva, lontana da ideologie e conflitti generazionali, è senza dubbio qualcosa che avvicina molto il Club Alpbach Trentino e weLand nel modo di intendere il territorio. Il CAT nasce tuttavia con la necessità precisa di rivolgersi all’Europa, ben oltre il solo Trentino. Perchè?

Tra gli obiettivi della nostra associazione vi è la promozione del dialogo all’interno dell’Euroregione Tirolo, che comprende le tre province del Trentino, dell’Alto Adige e del Tirolo. Riteniamo infatti che le Regioni diventeranno un attore sempre più importante all’interno dell’Unione Europea e che, al fine di migliorare i processi democratici, sia importante incentivare il dialogo transregionale e transnazionale. Queste iniziative, tuttavia, non possono essere esclusivamente istituzionali o provenire dall’alto, ma devono stimolare la partecipazione dei cittadini alla e nella sfera pubblica, favorendo il loro coinvolgimento attivo. È qui che un’associazione come la nostra può svolgere un ruolo importante.

Credo la tua risposta contenga due concetti fondamentali per capire in Europa da dove veniamo e dove vogliamo andare. Il primo riguarda il ruolo delle regioni, qui intese come contenitori di un patrimonio culturale che ne definisce l’identità. Quando dici che le Regioni diventeranno un attore sempre più importante, immagini un’Unione Europea che si dispiega in ultimo su due livelli, regionale e transnazionale, in cui il ruolo dello Stato tenderà sempre più a dissolversi?

Non è semplice né saggio prevedere l’esito di fenomeni così complessi. Se guardiamo all’Europa, i segnali sono contrastanti: dalla richiesta di un maggiore intervento dello stato per fronteggiare la crisi economica, in molte circostanze si è contrapposta una proliferazione di rivendicazioni autonomiste e indipendendiste. Se, tuttavia, nel futuro si affermerà l’opinione che lo stato è diventato incapace di sostenere le sfide della globalizzazione – e che è quindi necessaria a livello europeo una maggiore integrazione politica ed economica – e contemporaneamente si rafforzeranno le rivendicazioni identitarie a carattere territoriale o regionale, allora non è improbabile che le tendenze a cui accennavi nella domanda possano diventare realtà.

Il secondo punto sui cui mi piacerebbe sentire ancora il tuo parere, prima di chiudere, riguarda il coinvolgimento attivo della società civile, da te prima menzionato. Tu credi che oggi la partecipazione di cui abbiamo bisogno nell’Unione Europea, specie quando le istituzioni si fanno a prima vista più lontane, sia una partecipazione più “attiva” dei cittadini, che vada dunque oltre il mero voto alle elezioni?

Non parlerei semplicemente di lontananza, quanto di un graduale svuotamento delle istituzioni democratiche nazionali a fronte di una debole legittimazione democratica delle istituzioni europee. Questa tendenza ha subito una forte accelerazione nel corso degli ultimi anni e pone seri interrogativi sulla sostenibilità del progetto europeo e delle nostre democrazie. Credo che, in assenza di un sistema partitico e politico che sappia rappresentare queste istanze di partecipazione e democrazia, la sola mobilitazione della società rischi di diventare vana.

Grazie mille Andrea del tempo che ci hai dedicato. Come Nicola, vuoi anche tu concludere con un pensiero o un consiglio a chi vorrebbe in qualche modo investire le proprie energie sul territorio?

Mi trovo un po’ in imbarazzo a rispondere a questa domanda, perché non credo di avere l’autorità per dare consigli, né un’esperienza tale da poter dire qualcosa di significativo. Posso solo dirti che aver dedicato parte del mio tempo a partecipare ad iniziative sul territorio mi ha aiutato a diventare un po’ più consapevole del luogo in cui ho vissuto gli anni dell’università. Sebbene le mie origini siano altrove – sono nato e cresciuto in Sardegna, e del Trentino non conoscevo nulla prima di arrivarci – l’aver contribuito alla nascita e alle attività del Club Alpbach è stato fonte di parecchie soddisfazioni. Se questo può servire di esempio per altri, ben venga, ma non ambisco a essere guida o dispensatore di saggezza.

Grazie per l’intervista e in bocca al lupo per il vostro progetto, Matteo.

Matteo Scotto

Matteo Scotto

Sono nato ad Asti, come credo le 44 generazioni che mi precedono. Vivo in Germania e lavoro a Bonn, presso il German Academic Exchange Service (DAAD). Sono profondamente innamorato dell'Europa, delle sue genti e delle sue lingue. Felice di collaborare con weLand per lo sviluppo del nostro territorio.

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