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Nicola Pasquale [#1 Partecipazione] – Dalle colline d’Europa



Scritto da Matteo Scotto il 2 ottobre 2014
Categoria Dalle colline d'Europa Rubriche Voci e interviste | Tags: , , | nessun commento


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«Perché te ne sei andato, Martin? Nonostante tutto, questa è ancora casa tua. Le persone che ti vogliono bene sono qui, non altrove. La tua famiglia, i tuoi amici, non puoi da un giorno all’altro sparire, così, come il vento.»

«Me ne sono andato perché avevo bisogno di un posto a cui ritornare, Luna, per tutte quelle volte che mi sentivo solo.»

Martino Bosco

(revisione a cura di Tommaso Olivero)

Per la prima intervista di “Dalle colline d’Europa” abbiamo incontrato Nicola Pasquale. Astigiano, vive e lavora in Germania. Nicola ci racconta come ha partorito l’idea di weLand. L’idea di un progetto di valorizzazione, una retrospettiva non nostalgica o sterile, ma un guardarsi indietro che è il primo e fondamentale passo per guardare avanti al futuro.

Ciao Nicola e grazie anzitutto del tuo tempo. Dunque, mi piacerebbe iniziare l’intervista con un flashback. Ricordo una delle tue prime mail, in cui mi raccontasti che due anni fa, in cima a una collina delle Langhe, ti balenò l’idea di fondare weLand. Chi era Nicola Pasquale e cosa faceva fino al giorno prima di salire su quella collina?

Questa domanda entra molto nel personale. Era il maggio del 2012, il 28 se ricordo bene. Stavo terminando di scrivere la tesi di dottorato; allora vivevo a Zurigo e viaggiavo avanti e indietro tra dove mi avrebbe portato la vita e dove invece sognavo che la mia vita sarebbe stata, dove si trovavano i miei affetti: l’amore, la famiglia, gli amici di sempre. Era una primavera che non sembrava lasciare spazio al sole; finalmente dopo un fine settimana di tempesta il sereno pareva riuscire a vincere il brutto tempo e con Paolo Cavatore organizzammo di andare a fare un giro in mountain bike nelle Langhe. La destinazione era San Bovo di Castino, con partenza da Rocchetta Belbo; avremmo attraversato i boschi impervi e i vigneti scoscesi che da strada S. Elena portano alla Cascina del Pavaglione per giungere infine a San Bovo. Al termine del giro, arrivati finalmente alla meta, esausti e col fango fin sopra i capelli, ci sedemmo sulla terrazza del bar-ristorante a fianco della chiesa per bere una Coca-Cola e mangiare un pezzo di torta fatta in casa. La vista che si ha da quel punto sulle Langhe e sulla valle Belbo è semplicemente mozzafiato; più precisamente, direi che la sensazione fu un misto di fanciullesca meraviglia e di malinconia. In quel momento dissi a Paolo che avremmo dovuto fare qualcosa per preservare e perpetuare quella bellezza, quel paesaggio ricco di storia, di natura, di miseria e di rinascita. Un paesaggio reso bello dalla mano di un creatore (comunque lo si voglia chiamare) e dal duro lavoro dei contadini che per secoli si sono spezzati la schiena per modellarlo e renderlo fertile. Una terra di gloria e di miseria che ha visto guerre, dal tempo dei saraceni agli spagnoli fino alla guerra civile del dopo 8 settembre, e che ha generato eroi e poeti come Fenoglio e Pavese.

Quando ti allontani da casa si sviluppa il bisogno di comprendere chi sei, da dove provieni, quali sono le tue radici. Più ci si allontana, più diventa difficile tornare indietro e più questo istinto di riscoperta si fa intenso. Quando la tua vita diventa una barca in mezzo a un mare in tempesta è difficile capire dove vuoi andare o dove la tempesta ti sta portando; tuttavia, se non vuoi perdere la bussola, è vitale sapere da dove sei partito e che cosa hai lasciato: sono gli unici due punti fermi che avrai. Forse è proprio questo bisogno di tenere in vita le mie radici e la mia identità che ha mosso in me il desiderio di contribuire in qualche modo, qualsiasi esso fosse, e con qualunque mezzo.

Chiunque io abbia portato a vedere il Piemonte se n’è innamorato, rapito dal suo fascino, dalla vista delle Alpi innevate che come una madre, lo abbracciano su tre lati. Mi duole vedere come certe cose, invece, vengano date per scontate da chi tutti i giorni le ha sotto il naso. La bellezza, la storia, la cultura non sono gratuite: bisogna guadagnarle, meritarle, mai darle per scontate.

Quando ho trascinato in weLand le persone a me più care avevo molti sogni, tra cui quello di poter davvero contribuire a migliorare certe situazioni di stallo mentale. Oggi i sogni si sono assestati un po’, non tanto nella loro dimensione, quanto nei tempi della loro realizzazione.

Quindi, e correggimi se sbaglio, se non te ne fossi mai andato, se non avessi scelto altre strade, weLand non sarebbe probabilmente mai nata…

L’amore per la mia terra è un qualcosa che è sempre stato in me, così come il sentimento di preservazione e protezione del territorio. Quando anni fa decisi di intraprendere gli studi per diventare ingegnere civile idraulico, presi quella decisione proprio allo scopo di perseguire un approccio differente alla gestione e protezione del territorio. È la strada che ho poi proseguito col dottorato all’estero, in Svizzera, visto che da noi i concetti di riqualificazione fluviale non sono facilmente recepiti.

Questo amore (non faccio fatica a chiamarlo tale) si è materializzato negli anni attraverso un forte desiderio di scoprire i luoghi, le storie, i sapori, i colori del Piemonte meridionale, dalle valli alle montagne.

Ciò che invece è prepotentemente venuto a galla, in seguito alla mia partenza, è il senso di appartenenza, la necessità di riscoprire le proprie origini non come concetto legato esclusivamente al passato, ma anche proiettato nel futuro: per sapere dove voglio andare devo innanzitutto sapere chi sono e da dove provengo. Ciò è molto importante: l’idea di weLand non è quella di preservare un anacronistico amarcord del passato, bensì cercare una propria identità nel futuro. L’idea che fin dall’inizio è stata alla base di weLand è quella di cercare di promulgare idee innovative che non stravolgano il territorio, la sua cultura e le sue ricchezze, bensì che vi si uniscano, formando un connubio dal quale nasca un forte valore aggiunto: uno sviluppo intelligente, condiviso e sostenibile.

Per rispondere alla tua domanda, forse sì, hai ragione, se non fossi andato via non avrei mai trovato le forze per pensare weLand. Non a caso, fin dall’inizio, il più animato sostenitore è stato Stefano Caneva che ha condiviso esperienze simili alle mie.

La partecipazione, nel tuo (nostro) caso attraverso weLand, sembra essere a questo punto la risoluzione di un amore profondo per qualcosa. In altre parole, un impegno personale che trasforma in azioni concrete una passione. La lontananza è ciò che ha acceso la miccia. È così?

Direi piuttosto che la partecipazione è un dovere civile di ogni individuo all’interno della società di cui fa parte. Sembra un concetto molto astratto, ma in realtà è il fondamento di una sana democrazia. Una società in cui l’individuo attivamente dà vita a iniziative o prende parte alle decisioni in maniera informata e responsabile è una società che davvero si proietta nel futuro. Il sentimento che sta dietro weLand è piuttosto una combinazione di legame verso la propria terra e senso di responsabilità civile verso essa.

Non direi che la lontananza è ciò che ha acceso la miccia. Piuttosto, venire a contatto con realtà differenti, lavorare a progetti su territori e in realtà diverse con approcci a loro volta diversificati mi ha aiutato a comprendere ciò: una comunità ha bisogno di prendere coscienza della propria identità e delle proprie potenzialità e limiti, in maniera condivisa e compartecipata. Vivere in maniera distaccata e disinteressata rispetto alla comunità di cui si fa parte e alle decisioni che vengono prese è una forma di egoismo anche un po’ ipocrita: ci si autoesclude dal contesto, per poi imputare eventuali colpe o malfunzionamenti a parti terze.

Venire a contatto con realtà differenti per prendere coscienza della propria identità, potenzialità e dei propri limiti. Mi viene in mente una comunità che senza grossi ostacoli logistici ed economici offre la possibilità di fare il tipo di esperienze di cui parli: l´Unione Europea. Ora, se queste esperienze sono, come tu hai detto, un modo per stimolare una partecipazione informata e responsabile sul proprio territorio, qui in Europa non abbiamo già le giuste carte per una società che si proietti al futuro?

Assolutamente sì: l’Europa è una risorsa immensa. Tuttavia anche in questo caso mi sento di sottolineare che non va data per scontata: l’Europa come la conosciamo oggi è il prodotto di due guerre mondiali, di guerre Napoleoniche, di religione, di conquista, eccetera… È costata tanto sangue e tanti sacrifici a chi è venuto prima di noi, affinché noi potessimo trarne beneficio. Educazione da parte delle istituzioni, corretta informazione da parte dei media e responsabilità da parte dei singoli così come dei governanti sono fattori fondamentali se vogliamo che l’Europa continui a essere un’opportunità. In questo senso è fondamentale muoversi, lavorare in contesti diversi, conoscere le lingue comunitarie, comprendere i diversi modi di pensare. Chi dice che siamo tutti uguali sbaglia di grosso: siamo tutti differenti, per usi e costumi, abitudini, temperamento, approccio alla vita e ai problemi. Da questa diversità (non dall’appiattimento) nasce la forza dell’Europa del domani.

Direi che è tutto Nicola, grazie ancora. Ti saluto con un´ultima piccola domanda. Al netto delle tue esperienze, che consiglio daresti oggi a un maturando di Asti, affezionato come noi alle nostre colline e desideroso anche lui di partecipare alla valorizzazione del territorio?

Quest’ultima domanda è molto complicata e richiede una risposta delicata. Faccio mie le parole di un anziano docente che una volta disse: “non oserei mai dare un consiglio, ognuno è bravo a sbagliare da sé”. Io posso solo dire di non aver mai seguito la strada più facile, di non essermi mai adagiato ad una condizione di comodo e di comfort. Ogni decisione ha il suo costo da pagare. Spero di non essere stato troppo sibillino.

Grazie mille e un saluto a te, Matteo.

 

Matteo Scotto

Matteo Scotto

Sono nato ad Asti, come credo le 44 generazioni che mi precedono. Vivo in Germania e lavoro a Bonn, presso il German Academic Exchange Service (DAAD). Sono profondamente innamorato dell'Europa, delle sue genti e delle sue lingue. Felice di collaborare con weLand per lo sviluppo del nostro territorio.

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