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[Dalle colline d'Europa] – Terza fase e riflessioni finali



Scritto da Matteo Scotto il 14 maggio 2015
Categoria @3LC - Istituto Monti, Asti Dalle colline d'Europa | Tags: , , , , , | nessun commento


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Cosa avete fatto il giorno dopo? Questo ci siamo chiesti a casa weLand, dopo le meravigliose giornate trascorse con i nostri giovani amici della classe III LC del Monti e il gruppo di ospiti tedesco, altrettanto giovane, che ci è venuto a trovare da una cittadina vicino a Düsseldorf.

Per fare che cosa? Si chiederanno in molti. Noi, rispondiamo così: per concludere un progetto altamente innovativo per la nostra città. Sì, perché in “Dalle colline d’Europa” sono confluite le competenze di un gruppo che da anni raccoglie esperienze altrove e che ha avuto la possibilità, per qualche mese e grazie a tante persone che ci hanno aiutato e supportato, di riportare a casa un bagaglio di conoscenze e di metterlo al servizio della comunità. L’abbiamo fatto perché amiamo il nostro territorio e crediamo nell’enorme potenziale che esso, salvo una buona gestione, possa esprimere.

“Dalle colline d’Europa” è stata a tutti gli effetti una scuola di educazione civica europea che, a differenza di numerosi tentavi fallimentari fatti in passato, ha preferito far vivere l’Europa anziché raccontarla con un noiosissimo libro davanti. “Dalle colline d’Europa” ha messo al centro uno strumento, il digitale, che non è il futuro ma il presente, con cui è importante misurarsi, in modo informato e critico, per capire come farne buona prassi per lo sviluppo territoriale.

Per questo il progetto “Dalle colline d’Europa è stato così strutturato:

1) European Citizenship: intervento didattico formale sulla Cittadinanza Europea in cui gli studenti, con alcuni input, hanno realizzato da soli cosa vuol dire far parte di una realtà che già vivono quotidianamente, che è quella dell’Unione Europea. Abbiamo imparato perché siamo cittadini europei e quali sono i vantaggi, gli svantaggi e i cambiamenti che tale fattore implica. Gli strumenti di discussione sono stati i social network, con i quali le ragazze e i ragazzi hanno imparato ad interagire in modo proattivo, ricercando e condividendo informazioni sul web in modo consapevole e produttivo. Abbiamo imparato l’importanza delle nuove tecnologie nelle nostre vite, sia da un punto di vista sociale sia professionale. Ciò vuol dire né assimilare i nuovi strumenti in modo bulimico, né rifiutarli senza compromessi. Ragionare vuol dire proprio imparare a selezionare cosa utile e scartare cosa è meno utile.

Ecco un link che approfondisce la prima fase.

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2) Digital School: intervento didattico non formale su come usare il digitale come strumento di partecipazione democratica alla vita della nostra comunità, ragionando su come e perché l’Unione Europea dialoga con i territori. Siamo partiti dai fondi strutturali e di investimento europei, controllati e monitorati con i dati aperti attraverso alcuni strumenti ad hoc creati dal Ministero per lo Sviluppo e la Coesione Territoriale (OpenCoesione, monithon.it, ecc). Abbiamo ragionato su come l’UE non sia un’entità astratta e incomprensibile, ma una realtà che noi stessi contribuiamo a plasmare in modo attivo. Abbiamo imparato che cos’è un “open cantiere”, che in altre parole vuol dire che il cittadino diventa primo controllore di una buona amministrazione. In una società complessa come la nostra, non possiamo più permetterci di vivere passivamente, ma dobbiamo diventare una comunità responsabile in grado di essere guardiana dei propri beni comuni. I nostri giovani sono stati i primi ad averlo imparato, e ci auguriamo tali concetti diventino parte naturale del loro modo di interagire con la società.

Ecco i link ai tre report realizzati sul sito Monithon:
-  Piscina Comunale
-  Biblioteca Astense
-  Palazzo Alfieri

Ecco un link che approfondisce la seconda fase.

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3) Intercultural exchange program: scambio interculturale con un gruppo di coetanei tedeschi, anche loro parte di una piccola realtà dell’Unione Europea. L’UE è fatta di territori, di tradizioni e di microculture che ne rappresentano la ricchezza. Per questo abbiamo ritenuto fondamentale far confrontare due territori simili ma di paesi diversi, con l’obiettivo di confrontarsi e scambiarsi buone pratiche per capire come migliorarsi entrambi. Il territorio non si preserva chiudendosi e isolandosi, ma al contrario aprendosi, per capire a fondo e anticipare i cambiamenti del mondo che ci sta intorno, anzitutto per evitare di rimanere sempre un passo indietro. Le ragazze e i ragazzi italiani e tedeschi hanno dialogato, si sono confrontati sulla cultura e sulla realtà dei rispettivi territori, cercando di coglierne similitudini e differenze. Patrimonio culturale, integrazione, sensibilità interculturale, competenze linguistiche, sono state queste le parole d’ordine che hanno accompagnato questa fase. Attraverso la costruzione di un network di eccellenze territoriali, abbiamo fatto della nostra cultura strumento diplomatico d’eccezione per raccontare le nostre colline.

 

Ecco cosa abbiamo fatto nella terza fase.

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Tutto questo è stato “Dalle colline d’Europa”. Vedere come i giovani coinvolti nel progetto, italiani e tedeschi, abbiano partecipato e capito al volo quello che volevamo fare, è stata per noi la soddisfazione più grande. Sono loro l’unico motivo che ci ha spinto giorno dopo giorno a non arrenderci. Abbiamo tuttavia capito, lavorando sulla formazione dei giovani in Europa in modo comparato, di quanto in Italia siamo rimasti indietro. Strumenti come il digitale, le lingue, non possono essere trascurati come lo sono oggi. Queste non sono materie fine a stesse, ma input fondamentali per i giovani senza i quali sarà estremamente difficile, rispetto ragazze e ai ragazzi di altri paesi, affrontare in primo luogo il mondo del lavoro.

Per tali motivi, il giorno dopo, a casa weLand, una casa che si occupa di sviluppo e innovazione territoriale, ci piacerebbe sperare. Sperare che i nostri sacrifici di un anno intero non vadano in fumo, perché noi, da soli, non abbiamo le energie per mettere a sistema un progetto come “Dalle colline d’Europa”. Il nostro obiettivo era costruire un banco di prova, per dimostrare che le cose, se si vuole e con tenacia, si possono fare, anche ad Asti. E non siamo gli unici. Ci sono tante realtà di giovani come la nostra che quotidianamente danno il loro contributo alla nostra città, con l’unico desiderio di renderla uno spazio attrattivo, dinamico, che diventi anche il luogo del ritorno e non solo dell’andata. Spetta alla comunità, ai nostri cittadini, alla nostra amministrazione prendersi la responsabilità del cambiamento e lavorare insieme, usando tutte le energie che moltissime persone stanno mettendo a disposizione.

Pena è continuare a vedere i nostri giovani partire, giustamente, per imparare, raccogliere esperienze e competenze, ma non tornare, poiché Asti, ahinoi, rimane ad oggi un luogo in cui il cambiamento è visto come una minaccia e non come un’opportunità.

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Matteo Scotto

Matteo Scotto

Sono nato ad Asti, come credo le 44 generazioni che mi precedono. Vivo in Germania e lavoro a Bonn, presso il German Academic Exchange Service (DAAD). Sono profondamente innamorato dell'Europa, delle sue genti e delle sue lingue. Felice di collaborare con weLand per lo sviluppo del nostro territorio.

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