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Dance Calling [#3 Partecipazione] – Dalle colline d’Europa



Scritto da Matteo Scotto il 23 ottobre 2014
Categoria Dalle colline d'Europa Rubriche Voci e interviste | Tags: , , , | nessun commento


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Allora chiudevi gli occhi e ti facevi portare in tutti quei luoghi che avresti voluto vedere. Le montagne più di tutti, con quelle loro cime che non eri mai stato abbastanza coraggioso di scalare. Non che non ci avessi mai provato, ma è come se ti fosse sempre mancato qualcosa o qualcuno per arrivare fino in fondo. Forse la musica serviva proprio a quello. A completarti. Per questo te ne stavi là ad ascoltare, in silenzio, aspettando che arrivasse il mattino.

 Martino Bosco

(Revisione a cura di Tommaso Olivero)

Per la terza intervista di “Dalle colline d’Europa” abbiamo incontrato Lorenzo Delfino e Riccardo Crisci. Entrambi astigiani, ci parlano di Dance Calling, associazione culturale e promoter – di cui Lorenzo è Presidente – che ha portato ad Asti ormai da diversi anni un concetto di evento che vede proprio nella musica, elettronica ma non solo, uno strumento di coesione e partecipazione cittadina.

 

Lorenzo, Riccardo, grazie di contribuire anche voi alla nostra rubrica. Vorrei partire parlando di un aspetto di Dance Calling che mi ha da sempre particolarmente colpito. Dance Calling ha portato ad Asti producers di musica elettronica come Sid Le Rock, Robert Babicz, Christian Smith e Alexander Kowalski. Chi è tedesco, chi polacco, chi svedese, chi vive a Berlino: è solo una mia impressione oppure ad Asti,grazie a Dance Calling, passa un treno con a bordo i passeggeri protagonisti del panorama  internazionale della musica elettronica?

 

Lorenzo: Beh, sicuramente si può dire che ad oggi Dance Calling è per Asti l’unica realtà con quattro anni alle spalle che ha ospitato e ha intenzione di ospitare ancora artisti internazionali. Oltre a questa considerazione che mi pare abbastanza oggettiva, posso dirti che in questi anni di attività non è mai stata una prerogativa, o peggio una forzatura, ospitare un determinato artista per la sua provenienza geografica o perchè più o meno di tendenza. Sicuramente, specialmente agli inizi, nella fase promozionale, ospitare e pubblicizzare l’artista “berlinese” può aiutare per creare hype alla serata ma l’obiettivo è quello di innescare un meccanismo contrario: vogliamo che il marchio di fabbrica Dance Calling non sia per forza identificato a un genere musicale legato a questa o a quell’altra città, e che le persone si fidino di cosa stiamo proponendo, sia esso un artista di Torino, Parigi o Berlino, di genere techno, house, indie-rock o drum’n’bass. Non parlo di qualità perché probabilmente è un qualcosa di soggettivo; diciamo che innanzitutto ci facciamo stimolare dai nostri gusti.
Riccardo: il termine HYPE vuol dire creare attenzione, aspettativa, “far salire la scimmia” :D l’ho imparato l’anno scorso! Concordo con la risposta di cui sopra….

 

Beh però è peculiare il fatto che una città piccola come Asti abbia avuto ospiti che vengono normalmente ospitati da grandi club, generalmente in realtà urbane ben più importanti. Quello che mi viene da pensare è che, nonostante tutto, con le giuste strutture e la giusta credibilità, Asti possa essere in qualche modo attraente vista dall’esterno, oppure non è così?

 

R: È un po’ il leitmotif di tutta Italia. Tocchi due argomenti mica da ridere: credibilità e strutture. Nel nostro piccolo, sicuramente, a entrambe abbiamo sempre cercato di far fronte il più professionalmente possibile, ad esempio utilizzando “strutture” già esistenti e che andrebbero solamente riscoperte e re-inventate, come l’immenso patrimonio di cortili, palazzi, stabili di cui ogni centro italiano dispone, ma che il più delle volte sono chiusi nel dimenticatoio.

L: Non credo sinceramente che la credibilità verso l’esterno abbia come naturale conseguenza il far diventare un piccolo centro come Asti un’attrattiva per chi viene da fuori. Con Dance Calling collaboriamo e abbiamo collaborato con realtà piemontesi e liguri verso le quali esiste stima, amicizia e rispetto reciproco ma, inevitabilmente, è sempre la metropoli a creare più facilmente attrattiva rispetto alla provincia e non il contrario. Da quest’anno le cose potrebbero cambiare: avremo una stagione intera, con un appuntamento al mese in un nuovo locale astigiano, per proporre ospiti nazionali e internazionali e dare continuità a questa “credibilità” che già abbiamo conquistato. Diventare un’attrattiva per chi ci guarda da fuori è il risultato di un ottimo lavoro di promozione, pubblicità, pierraggio e del feedback che di volta in volta la nostra serata riceverà da parte della gente.

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(Foto di Andrea Rizzolio e Nicolò Pujia)

 

Ecco, partendo da quest’ultimo punto, vorrei riprendere il tema di questo mese, e cioè la partecipazione. Partiamo anzitutto da voi. Da cosa nasce la vostra necessità di partecipare, quindi di contribuire attraverso Dance Calling all’offerta culturale della nostra città?

 

L: Diciamo che all’inizio l’esigenza non riguardava partecipare alla vita culturale della città, ma ritornare a “fare festa”, suonare e divertirsi. In realtà ora non è cambiato molto, se parliamo di necessità personale; abbiamo semplicemente acquisito esperienza, allargato i contatti ed è cresciuta la nostra credibilità. Ovviamente sentirsi parte di quel gruppo di persone che ogni anno “si sbatte” e organizza eventi per rendere questa città più viva e piacevole è una bellissima sensazione, ma si tratta di un qualcosa che arriva col tempo. È fondamentale saper procedere in modo graduale senza bruciare le tappe, per non rischiare di compromettersi; se dopo quasi quattro anni Dance Calling è qui, viva anzi vivissima, ciò è sopratutto per via di questa umiltà e di questa “lucidità”.
R: Se parliamo di “necessità personale” poche cose mi rendono vivo come una sensazione che sto scoprendo nel ravvivare d’estate luoghi che vengono ancorati alla “storicità” con un senso quasi di morte. Antico, storico, per me è tutt’altro che “morto” o intoccabile; le realtà italiane dovrebbero accorgersene, a partire proprio dai paesini e dalle realtà di provincia. Prendendo come esempio il nostro ultimo appuntamento estivo, trovatemi qualcosa di più suggestivo e bello dei Giardini Alfieri di Asti, ed è un qualcosa che hai lì, pronto. Devi solo prenderlo, volerlo, farlo vivere, ributtarlo nel presente. In inverno la nostra attività è più legata a club e a luoghi “più comuni” alla vita notturna, ma anche in questo caso è bello sapere che il nostro lavoro ci permette di avere alternative, di poter scegliere. Insomma quella sensazione di poter guardare a testa alta chi troppo frettolasamente per pigrizia o per inerzia si lascia andare ai classici “non c’è nulla da fare”.

 

La partecipazione è senza dubbio un sentimento che ognuno vive in modo diverso. Tuttavia, e spero sarete d’accordo con me, la funzione sociale di Dance Calling è un dato di fatto. Voi offrite eventi in cui centinaia di ragazzi della nostra comunità hanno la possibilità di incontrarsi, di conoscersi e divertirsi insieme. Personalmente, credo sia una responsabilità non da poco. Ora, voi come vivete questa responsabilità?

 

R: Guarda, il senso di responsabilità lo avverto ad esempio nel dover curare l’aspetto della sicurezza, onestà dei nostri lavoratori ed educazione verso gli utenti. Per il resto molte cose hanno “funzioni sociali” a seconda delle semantiche di riferimento, diciamo che credo sia importante “permettere” a questi contenitori di “esistere” nei limiti del rispetto reciproco. E qui mi fermo.
L: Direi che la questione è piuttosto delicata, e penso che Ricky abbia detto “e qui mi fermo” proprio per questo motivo. Sinceramente quando penso al concetto di “responsabilità” durante una serata mi chiedo se Dance Calling sia in grado di lasciare un qualcosa alle persone che partecipano: mi chiedo se il giorno dopo ci contatteranno per sapere che traccia è stata suonata nel momento x o per conoscere quale supporto ha utilizzato un artista durante una sua performance live. Creare interesse, fare appassionare tramite la nostra stessa passione, stimolare la voglia di entrare nell’universo del DJ e di partecipare ad altri eventi di musica elettronica; su questo penso che possiamo essere positivamente responsabili, in questo caso siamo Associazione Culturale. Se poi questo interesse nasce bevendo 5 gin tonic, assumendo MDMA o rimanendo totalmente lucidi e consapevoli credo non sia nostra responsabilità a livello sociale; con questo non voglio dire che non siamo attenti al modo in cui si comportano i partecipanti a un nostro party, ma che semplicemente il nostro fruitore ideale deve essere appassionato, educato e contento di essere lì in quel momento a prescindere dalle sue abitudini. Una grande soddisfazione “sociale” è invece notare, anche grazie a quel grande acquario che è un social network come Facebook, come le persone ai nostri party stringano nuove amicizie o collaborazioni lavorative; mi vengono in mente Marcello Ferraris delle Officine Kaplan e i nostri due fotografi Andrea Rizzolio e Niccolò Pujia che si sono conosciuti proprio grazie all’“ambiente” Dance Calling e ora collaborano in maniera costante per progetti legati al video-making musicale e al cinema.

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(Foto di Andrea Rizzolio e Nicolò Pujia)

 

Per permettere a contenitori come Dance Calling di esistere – le collaborazioni che nascono ai vostri party sono un buon esempio della funzione sociale a cui mi riferivo -, è necessaria a mio avviso una forte partecipazione da parte del pubblico alle iniziative che proponete. Com’è stato il rapporto in questi anni con i vostri utenti? Sentite che la città e i cittadini rispondono positivamente, sentendosi parte della comunità che insieme contribuite a plasmare?

 

L: In parte si, ma penso che ci sia ancora tantissimo su cui lavorare e, se Dance Calling finisse in questo momento, non potrei considerare il nostro “obiettivo” pienamente raggiunto. Mi spiego: la nostra città conta 80 mila abitanti ed è un piccolo centro dove le tendenze, di qualsiasi declinazione artistica e culturale, arrivano in ritardo o in maniera superficiale. Questo aspetto gioca sia a nostro favore che a nostro sfavore; da una parte possiamo liberamente proporre un artista senza doverci chiedere se nei grandi centri sta andando o meno perchè in questa città siamo in un certo senso “titolari” su quella che è la tendenza della musica elettronica, dall’altro però le persone fanno molta confusione tra un djset di musica elettronica per così dire “underground” e un djset di matrice più prettamente commerciale o electro-house. Questo può essere parecchio frustrante in alcune situazioni perchè ti rendi conto che noi e il nostro pubblico forse non parliamo ancora lo stesso linguaggio; il matrimonio si fa in due ma credo che spetti a noi dover essere maggiormente influenti nei confronti del pubblico.
R: L’analisi di Lorenzo è ottima, aggiungo personalmente che contestualizzando il nostro lavoro in un centro non abituato alla dinamicità come le grosse realtà italiane (Torino, Milano, Genova…) lo trovo comunque eccellente e mi fa sorridere molto.

 

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(Foto di Andrea Rizzolio e Nicolò Pujia)

Lorenzo, Riccardo, ultima domanda: dove vedete Asti e Dance Calling tra dieci anni? Ve lo chiedo perchè l’impressione che abbiamo qui a weLand è che qualcosa ad Asti si stia muovendo. Parliamo quotidianamente con persone e associazioni come la vostra o la nostra disposte a mettersi in gioco e investire energie e competenze sul territorio. C’è una grandissima voglia da parte di molti cittadini di partecipare, dare il proprio contributo, e riprendersi qualcosa che gli appartiene: il futuro della città.

R: Ci sono tanti progetti da sviluppare, ma anche solo l’acceso dibattito scaturito dall’annuncio della chiusura di Asti Musica mi fa capire che la città sia solamente un po’ da “risvegliare”. Stiamo finalmente ultimando uno studio di produzione con cui ci piacerebbe a breve sviluppare un paio di idee molto eccitanti; per il primo anno avremo una stagione intera di rilievo, e la collaborazione con i ragazzi di Indi(e)avolato ci fa sempre più capire che musica e cultura sono due elementi che la gente cerca e chiede molto più di cosa si voglia far credere, per inerzia, superficialità o disfattismo.
L: Preferisco parlare di come la vedo tra uno o due anni. Sicuramente è una fortuna che quest’anno abbiamo un vero locale dove fare una vera stagione, anche per vedere a che punto siamo della nostra avventura, quanto il nostro progetto faccia ancora divertire le persone. Io sono sicuro che sarà un anno speciale dove ci toglieremo molte soddisfazioni, ma dove avremo anche una grande responsabilità nei nostri confronti e nei confronti del locale. Nel 2012 ci provammo al Palco 19 ma problematiche tecniche e di altro genere non ci hanno dato la possibilità di proseguire, quindi questo può essere davvero l’anno della svolta; ospiteremo anche, per la prima volta, una ragazza dietro la nostra consolle! Per concludere posso dirti che la fortuna del nostro progetto la faranno sempre e comunque le persone e il legame di gruppo; mi piace immaginare che in futuro esisterà ancora la nostra associazione, con qualche nuova leva e qualche nuovo talento che abbia ben chiaro il nostro spirito e la nostra voglia.

Grazie ancora ragazzi e in bocca al lupo per l’anno di eventi targati Dance Calling!

Matteo Scotto

Matteo Scotto

Sono nato ad Asti, come credo le 44 generazioni che mi precedono. Vivo in Germania e lavoro a Bonn, presso il German Academic Exchange Service (DAAD). Sono profondamente innamorato dell'Europa, delle sue genti e delle sue lingue. Felice di collaborare con weLand per lo sviluppo del nostro territorio.

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