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Giulia Numa [#4 Partecipazione] – Dalle colline d’Europa



Scritto da Matteo Scotto il 19 novembre 2014
Categoria Dalle colline d'Europa Voci e interviste | Tags: , , , , | nessun commento


numa

Non c’era niente di meglio di tutti quegli anni di girovagare per l’Europa. Ogni volta che mi trovavo davanti a una chiesa o a un dipinto, ogni volta che ascoltavo un violino o un flauto, sentivo i secoli entrarmi nelle ossa e darmi una forma. Quello era tutto ciò che eravamo stati: oltre i confini, oltre le guerre, oltre il sangue versato. La bellezza aveva sempre vinto su tutti. Lenta e spudorata era sopravvissuta alla storia, reinventandosi e risorgendo inesorabilmente dalle ceneri. Guardandomi indietro, me n’ero finalmente convinto, dal più profondo del cuore. Il compito di noi europei, dalla notte dei tempi, era quello di difendere questa bellezza antica, altrimenti i barbari se la sarebbero presa e portata via, per sempre.

Martino Bosco

(Revisione a cura di Tommaso Olivero)

Per la quarta intervista di “Dalle colline d’Europa” abbiamo incontrato la professoressa Giulia Numa. Docente di matematica presso l’Istituto Monti –  ora in pensione -, Giulia ci ha dato qualche consiglio in vista dell’inizio del nostro progetto. Uno scambio di idee che ci fa capire quanto sia importante confrontarsi con chi ha già percorso alcune strade, per ascoltare, imparare e riadattare gli insegnamenti ai nuovi contesti e alle nuove sfide.

Cara Giulia, grazie anche a te per averci dedicato un po’ del tuo tempo per questa intervista. Dunque: mi piacerebbe iniziare parlando anzitutto del progetto di weLand che partirà a dicembre presso l’Istituto Monti di Asti, dove tu tra l’altro hai a lungo insegnato. In estrema sintesi, andremo in una classe a parlare di Europa, delle sue opportunità e delle sue forme. Questo perché, dopo una lunga discussione, abbiamo deciso di partire dalle scuole. Dalla tua esperienza nel campo della formazione, che è quella di una vita, ci stiamo secondo te muovendo nella direzione giusta?


Io penso proprio di sì per due motivi: perché voi fate partecipare i giovani alla costruzione dell’Europa di domani e perché proprio nella scuola si evidenziano le differenze culturali fra uomini e donne provenienti da culture e paesi  diversi.

 

Se è possibile raccontare l’Europa e la ricchezza insita nella sua diversità, siamo forse di fronte a un problema di approccio e di metodo? Mi spiego meglio. In passato si è spesso sentito: “l’educazione civica europea nelle scuole non ha senso perché non è né una materia interessante né di facile comprensione per gli alunni”. Non è quindi importante esclusivamente cosa spieghi ai ragazzi, ma come glielo spieghi?


Fissato un programma di lavoro io penso sia fondamentale il modo in cui si espongono gli argomenti ai ragazzi affinché essi siano in grado, in tal modo, di interiorizzare un metodo di lavoro efficace (che gli è stato comunicato dall’insegnante) e, partendo da esso, possano elaborare altri metodi di approccio alla materia, acquisendo autonomia nello studio di qualsiasi disciplina. Per quanto concerne l’educazione civica europea credo sia utilissimo farla studiare sia alla media di primo grado sia a quella di secondo grado per formare individualmente un cittadino capace di muoversi agilmente in Europa. Io ho partecipato a un esame di stato al liceo Linguistico Europeo Ugo Foscolo di Asti in qualità di membro esterno di matematica e ho avuto modo di apprezzare, all’interno della disciplina di Diritto, lo studio dell’educazione civica europea attraverso le domande del docente e le risposte dei ragazzi: il mio rammarico è che lo studio di questa disciplina, con particolare riguardo proprio ai temi europei, salvo poche eccezioni non è esteso anche agli studenti di altri istituti.

 

Sono assolutamente d’accordo! Quanto è importante tuttavia passare dalla teoria alla pratica? Questo è stato il nostro più grosso problema; da una parte è senza dubbio importante spiegare come e perché facciamo oggi parte dell’Unione Europea, dall’altro riteniamo indispensabile che i ragazzi vivano in prima persona almeno una piccola parte di ciò che vuole dire essere cittadini europei.


Le vacanze studio potrebbero essere un approccio iniziale, però purtroppo esiste il problema dei costi. Una vacanza di questo tipo è efficace e produce effetti significativi se è l’intera classe a partecipare, ma le famiglie di molti alunni non possono permettersi simili spese. Ecco: l’Unione Europea dovrebbe favorire questo tipo di esperienze con contributi mirati alle scuole. Solo allora, dopo il contatto diretto da parte degli studenti – dopo la vacanza studio – si dovrebbe passare all’acquisizione teorica degli argomenti.

 

Qui tocchi un punto molto importante, Giulia, che è quello dell’informazione. Noi ci troviamo in questo senso a lottare su due fronti: il primo è quello della mancanza, da parte dell’UE, di un’informazione esauriente in grado di raggiungere tutti i cittadini. Ci sono difatti programmi di scambio dedicati agli studenti delle scuole superiori di cui molti studenti (ma anche gli stessi istituti) non sono nemmeno a conoscenza. Dall’altro lato abbiamo a che fare tutti i giorni con la disinformazione riguardo quasi tutti i temi legati all’Unione Europea, complice la politica nazionale e i media. Secondo te è possibile gestire questo problema con i ragazzi, considerando che i social network possono sì diffondere l’informazione, ma allo stesso tempo profondamente distorcerla?


Io penso sia possibile, ad esempio, coinvolgere il quotidiano “La Stampa” che istituisce ogni anno il progetto “La Stampa in classe”. Per esempio nella mia scuola se ne sta occupando fra le altre la professoressa Albenga, ma certamente avranno aderito anche altri docenti. Gli allievi potrebbero quindi impostare il lavoro giornalistico proprio sulla ricerca delle informazioni riguardanti l’Unione Europea alla luce delle direttive che regolano i mercati finanziari, il commercio dei generi alimentari, la circolazione delle persone dentro i paesi aderenti… Abituare gli studenti a selezionare  le informazioni e a controllare le fonti è operazione certamente utile e necessaria per non fare proprie informazioni distorte.

 

Un consiglio molto prezioso di cui terremo senza dubbio conto. Quindi, ricapitolando: partecipazione e coinvolgimento attivo dei ragazzi, esperienza sul campo, selezione e ricerca delle informazioni, dovrebbero essere grosso modo questi gli ingredienti di cui avremo bisogno. Ringraziandoti ancora della disponibilità, ti salutiamo chiedendoti qual è oggi (se c’è) la chiave per trasmettere qualcosa a un giovane, costretto a fare slalom e a districarsi nella miriade di input con cui la società contemporanea ci investe quotidianamente.


Credo che la chiave sia quella di renderlo capace di recepire le informazioni scartando a priori quelle false, viziose e inconsistenti. Certamente per ottenere questo è necessario da parte del giovane un costante aggiornamento e interscambio con persone di estrazione sociale e culturale diversa dalla propria, in modo da non chiudersi in uno sterile recinto.

 

Grazie ancora Giulia e presto!

Matteo Scotto

Matteo Scotto

Sono nato ad Asti, come credo le 44 generazioni che mi precedono. Vivo in Germania e lavoro a Bonn, presso il German Academic Exchange Service (DAAD). Sono profondamente innamorato dell'Europa, delle sue genti e delle sue lingue. Felice di collaborare con weLand per lo sviluppo del nostro territorio.

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