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…di mare parole e fatica #1: Nuove pubblicazioni su Cesare Pavese



Scritto da Stefano Caneva il 29 aprile 2014
Categoria di mare parole e fatica | Tags: , , | nessun commento


colline

Il nuovo sito di weLand. Le giornate si allungano. Qui a weLand la speranza si fa strada di cambiare le cose che ci circondano con la forza dell’entusiasmo e della dedizione, e, condizione essenziale, con l’aiuto di chi ci segue. Oggi apriamo una rubrica, ovviamente una nuova rubrica perché qui tutto sa ancora di nuovo: la prima di questo blog, che speriamo ne conterà tante.

Si intitola … di mare parole e fatica, verso di una poesia di Cesare Pavese, pubblicata in appendice a questo post.

Questa rubrica ospiterà annunci di novità editoriali che riguardano gli autori della nostra terra. Ho studiato Lettere Antiche, letto e amato Pavese fin dai tempi del Liceo Classico ad Asti, vivo fuori Italia ma non ho smesso di amarla e di credere nella mia terra: e allora ecco che comincio con due volumi freschi di stampa, in cui si parla di Pavese e dei suoi incontri con i Classici. Ne seguiranno altri, almeno all’inizio tutti di mia mano perché non si lascia mai l’opera a metà, ma attendo il giorno in cui aprirò la mia mail (stefano.caneva@we-land.com) e leggerò una vostra proposta per un nuovo post.

E. Cavallini (a cura di), La Musa nascosta. Mito e letteratura greca nell’opera di Cesare Pavese, Bologna, Dupress, 2014.

«Qualcuno a leggere i Dialoghi con Leucò (Einaudi, 1947) ci rimarrà disorientato: questa da Pavese non se l’aspettava. Chi lo conosce, no».
Così, nell’incipit della sua presentazione dei Dialoghi con Leucò (Bollettino di Informazioni Culturali di Einaudi n. 10, 10 novembre 1947, 2), Italo Calvino, che poco oltre scrive: «Questo nuovo libro può servire a capire quanta fatica, quanta ricerca anche erudita costi la sua tecnica creativa: scopre cioè il Pavese umanista; perché là dove qualcuno crederebbe di trovare uno scrittore il più spregiudicatamente moderno, i cui interessi si fermano ai Vittoriani e a Melville, c’è invece un filologo che si traduce e annota il suo pezzo d’Omero ogni giorno, e uno scienziato che ha sviscerato tutta la più avanzata cultura mondiale in fatto d’interpretazione delle religioni primitive».

L’esigenza di approfondire, ed eventualmente ridefinire, il rapporto di Pavese con il mito e con i classici greci, ha dato origine al convegno «La Musa nascosta: mito e letteratura greca nell’opera di Cesare Pavese“, tenutosi a Ravenna, presso il Dipartimento di Beni Culturali, il 19 e 20 marzo 2013, e al volume, che raccoglie, in forma rimeditata e talora ampliata, i contributi dei partecipanti al convegno stesso. Studiosi di varia provenienza ed estrazione, di Università italiane e straniere, si sono riuniti per indagare quella che Pavese stesso definiva la sua “Musa nascosta” e per tracciare insieme, nel confronto di punti di vista diversi, un profilo inedito e stimolante di quello che potremmo definire, usando l’espressione di Calvino, il Pavese ‘filologo’.

G. Bárberi Squarotti​ (ed.), Le Odi di Quinto Orazio Flacco tradotte da Cesare Pavese. Università di Torino, Centro di studi di letteratura italiana in Piemonte Guido Gozzano-Cesare Pavese (Testi, 21​), Firenze, Leo S. Olschki, 2013.

Leggi la recensione su BMCR

Tra il tardo inverno e l’estate del 1926 Cesare Pavese portò a termine la traduzione integrale delle Odi di Orazio. La si pubblica ora per la prima volta sulla base dell’autografo conservato presso il Centro Studi «Guido Gozzano -
Cesare Pavese» dell’Università di Torino, con a fronte il testo latino seguito da Pavese, quello curato da Friedrich Vollmer (Leipzig, Teubner, 1912). Passata generalmente sotto silenzio, la versione delle Odi ha condiviso il destino della gran parte delle traduzioni dai classici greci e latini, per lo più trascurate o esplorate solo marginalmente dalla critica,che ha seguito la via maestra segnata dalle traduzioni dall’inglese. E tuttavia si tratta di un’opera che riscuote un evidente valore scientifico,non solo perché illustra un aspetto della cultura e della fisionomia di Cesare Pavese – relativamente agli anni della sua formazione, che finora è rimasto parzialmente in ombra –, ma anche e soprattutto perché testimonia un’attenzione per i classici e per un classicismo di tipo per così dire tradizionale che ha caratterizzato lo scrittore lungo tutto l’arco della sua esperienza.

 

E ora, come promesso, lasciamo la parola a Pavese:

 

Terra rossa terra nera,

tu vieni dal mare,

dal verde riarso,

dove sono parole

antiche e fatica sanguigna

e gerani tra i sassi ‒

non sai quanto porti

di mare parole e fatica,

tu ricca come un ricordo,

come la brulla campagna,

tu dura e dolcissima

parola, antica per sangue

raccolto negli occhi;

giovane, come un frutto

che è ricordo e stagione ‒

il tuo fiato riposa

sotto il cielo d’agosto,

le olive del tuo sguardo

addolciscono il mare,

e tu vivi rivivi

senza stupire, certa

come la terra, buia

come la terra, frantoio

di stagioni e di sogni

che alla luna si scopre

antichissimo, come

le mani di tua madre,

la conca del braciere.

 

27 ottobre ’45

 

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Stefano Caneva

Stefano Caneva

Currently living between Belgium (Antwerp) and Italy (Padova), where he is Marie Curie Research Fellow in History and Digital Humanities at the University of Padova (IT). Co-founder and vice-president of weLand (2012), for which he is responsible for the projects related to Cultural Heritage and educational institutions. Member of Wikimedia Belgium, Wikimedia Italia and the Europeana Network. Project manager of Wiki Loves Piemonte and Wiki Loves Monuments Belgium.

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