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Storie di Diavoli Rumorosi



Scritto da Stefano Leucci il 5 dicembre 2014
Categoria Rumore del Diavolo | Tags: , , | 2 commenti


diavolorosso

weLand è onorata di ospitare il coro di tutte quelle voci che semplicemente non ci stanno – come noi – a rimanere in silenzio.

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L’hashtag per Twitter e Facebook è #IoStoColDiavolo.

 

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6/12 – 42 pensieri
11/12 – 48 pensieri

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1.
Il Diavolo Rosso è bellezza. La sua atmosfera, la sua gente, la sua musica, sono un faro nella notte. Le note che escono dal suo palco accompagnano da sempre le nostre serate, anche quelle un po’ tristi in cui stare a casa e pensare al domani farebbe troppo male. Il Diavolo Rosso e la musica non sono due rami di un albero che puoi potare. Ne sono il tronco, senza il quale l’intera pianta non avrebbe senso di esistere. E se non esiste il Diavolo Rosso non esistiamo noi, che ne siamo la linfa e che con la sua musica siamo cresciuti. Questa volta non ci toglierete la bellezza, la speranza o qualcosa in cui crediamo. Questa volta non rimarremo in silenzio.
(Anonimo)

 

2.
Non sono di Asti. E vengo poche volte al Diavolo. Ma il primo weekend di giugno per A sud di nessun nord, non manco mai. Il Diavolo col suo labirinto di stanze e cortili, il suo rosario di luci e penombre è il luogo perfetto in cui sedersi, chiacchierare, ascoltare, ridere, commuoversi e perdersi. Possiamo davvero rinunciare a tutto il questo? Non credo.
(Mauro)

 

3.
Al Diavolo son andata molte volte, fin dall’inizio.ho partecipato ad un laboratorio teatrale per donne straniere proprio lì. Ho amici di Valence che adorano il Diavolo e vogliono tornarci ogni volta che vengono. Passo parola anche a loro.
(Silvana)

 

4.
Il Diavolo Rosso è ormai da anni punto focale e di aggregazione per la nostra città. E’ un posto aperto a tutti e che dà la possibilità di “aprirti” a tua volta, di esprimerti, di svagarti in maniera sana e libera. E’ assolutamente una risorsa per Asti! Spesso mi è capitato di portarci gente non del posto, e tutti sono rimasti estasiati e affascinati dall’atmosfera e dalla location suggestiva, che si presta benissimo ad accogliere i gruppi musicali, vene pulsanti del locale.
(Federica)

 

5.
Il palco del Diavolo Rosso è stato, per me e per moltissimi altri ragazzi di questa città, il Bar Mitzvah delle nostre vite musicali. L’occasione di suonare lì (anche due pezzi, poi, erano un concerto) era motivo d’orgoglio; lì sopra capivi di non essere più nel nido della sala prove, e in quel momento le cose erano un poco più serie. Magari solo per quella serata, oppure per pochi mesi – o ancora, per tanti anni. Il Diavolo Rosso senza musica sarebbe non solo una perdita per chi già ha vissuto questi momenti, ma anche per chi (già consapevole oppure no) sogna prima o poi di viverli.
(T.)

 

6.
Il mio non sarà un commento sul Diavolo Rosso, ma una semplice e forse banale considerazione circa gli spazi di cultura aggregazione e divertimento che si vanno estinguendo per vari motivi e che rappresentano per le nostre città simboli storici e una parte di noi.
E’ necessario che associazioni istituzioni e privati si mettano insieme per far si che non si smantellino piano piano queste realtà. Fanno parte della cultura e della storia di una città. Rappresentano ben di più di un luogo dove fare musica.
Piccolo contributo alla discussione posta dagli amici di We Land.
(Filippo)

 

7.
Il Diavolo è la casa di una famiglia troppo rumorosa , la casa dove abitiamo con troppi fratelli che non hanno assolutamente voglia di stare sul divano a guardare la tv, la casa dove per prendere il caffè dopo cena ci metti anche mezz’ora ma va bene cosi perchè mentre aspetti sorridi e abbracci più gente che alla tua prima comunione, il diavolo è la casa dei tuoi genitori e del tuo vecchio zio che racconta storie inventate ma profumate di vino e risate , vederti al diavolo amico mio è abbastanza per salutarti e sorriderti , per farti ballare. Il Diavolo è quella dolce noia che ti scalda la mente , lo stomaco. Ma ogni casa ha i suoi vicini che battono la scopa sul soffitto lamentosi e ciechi perchè non ricordano come si fa a divertirsi. L’invito più bello ve l’hanno fatto 14 anni fa circa ….. ANDATE AL DIAVOLO!!!
(Filippo)

 

8.
Non sono un gran frequentatore del Diavolo ma ci faccio tappa molto volentieri perchè so già che incontrerò qualcuno con cui fare due parole. Se c’è musica dal vivo ancora meglio ovviamente e non fa mai male sentire qualche artista emergente ! E’ un luogo da preservare perchè nell’ epoca di whatsapp e facebook fa piacere vivere nel fine settimana qualche ora di relax. Unico nel suo genere.
(Federico)

 

9.
Asti unica nel suo genere nel limitarsi da sola.
Un Locale attivo e amato da molti deve essere “castrato” perchè pochi sono infastiditi.
Ma infastiditi da cosa? Dalla musica un paio di volte a settimana…
Tutti noi cambiamo… invecchiando e maturando…
Cambiare non vuol dire che dobbiamo pero’ dimenticare che a volte è bello divertirsi anche staccandosi dalla TV che ci frigge le idee.
Limitare una location con un potenziale altissimo in pieno centro città non è solo un atto di egoismo verso chi lo frequenta, è un atto di egoismo verso la città stessa.
(Antonio- Locke)

 

10.
Ho lasciato l’anima al Diavolo Rosso la prima volta in cui sono entrata: mi ha subito avvolta un’atmosfera intensa, regalata dal luogo e dalla musica! Una chiesa sconsacrata, artisti emergenti: una meravigliosa scoperta! Credo bastino già queste poche parole per capire l’ignorante sacrilegio che si compirebbe togliendo la musica, entità sacra, da un luogo reso nuovamente sacro dalla musica stessa.
(Sara)

 

11.
La vita del musicista e’ dura, e ad Asti lo e’ ancora di piu’. Quello che un musicista cerca non e’ essere pagato, ne’ tantomeno suonare per le grandi masse, se queste nemmeno considerano chi e’ sul palco. Con la mia band ho suonato in tanti posti, ma nessuno ha mai rappresentato tanto per noi come il Diavolo Rosso. Quando suoniamo su quel palco suoniamo in casa, ma non per il numero di persone che vengono a vederci maggiore rispetto a quando andiamo in trasferta, ma per la qualita’ di queste persone, perche’ sappiamo che al Diavolo ci va gente che apprezza la musica, che trasmette calore, che trova ancora nelle poche serate di live shows al Diavolo qualcosa di unico che ormai non si trova piu’ quasi da nessun’altra parte nella zona. Il Diavolo per me rappresenta questo, un ultimo bagliore di speranza che l’arte e’ ancora viva in una citta’ dove si sogna sempre meno e ci si lamenta sempre piu’.
(V.)

 

12.
Andate al Diavolo.
Andate al Diavolo voi che la musica vi scorre dentro più del sangue.
Andate al Diavolo voi che la bellezza di una chitarra tra le luci soffuse e un altare come palco vi fan sentire divinità.
Andate al Diavolo voi che volete sorridere, che avete imparato a ridere, voi che una casa ce l’avete, ma il Diavolo è quella delle vacanze.
Andate al Diavolo voi che siete sordi solo al nostro amore per qualche bicicletta appesa, un bicchiere di vino e buona musica.
Perché se l’inferno fosse il Diavolo, la mia, oh cari sordi, sarebbe la miglior benedizione.
(Carlotta)

 

13.
Ridare ad un Tempio abbandonato la sacralità con la Musica e l’Arte, fa del Diavolo Rosso una realtà unica e indiscutibile. Come ho già detto…. l’Arpa dovrebbe suonare e l’Unesco riconoscere questo patrimonio.
(Iano Nicolò)

 

14.
Abbiamo un’amministrazione comunale pessima e anche in questa occasione non si è smentita. Stanno ammazzando la città, occorre reagire e farci sentire. Ridiamo dignità alla nostra città!!!
(Alessandro Saccon)

 

15.
Ha una natura strana, persino un odore strano. E’ un’enorme pancia di balena che ti inghiotte e ti risputa ubriaco: di convivialità, musica, socialità, a volte di fumi alcolici e pensieri malinconici. E’ un luogo di comunanza e, forse non a caso, si presenta con un vecchio vestito da chiesa, il luogo dove la comunione diventa atto di Fede. Diavolo Rosso dimentica la strada, ma non dimentica la gente, forse testarda e bizzosa come Giovanni Gerbi, immortalato con la sua bicicletta e la divisa color del vino. Non dimentica quel cantautore genovese che scruta da anni questo “diabolico siparietto”, lo spazio e le persone che lo hanno cresciuto, accudito e coccolato. Essi sono diventati tanto per questa città, silenziosamente, anno dopo anno. Un viaggio lungo e travagliato che rischia di dissolversi in un attimo, per l’ennesima volta. E dopo? Quanti Diavolo Rosso ancora?
(Jacopo P.)

 

16.
Sarà stato di giovedì. Era appena finita una giornata faticosa e avara di entusiasmi, l’idea di un dopocena sul divano era insopportabile. Guardai l’ora: troppo tardi per trascinare qualche amico fuori di casa. Sarei sembrato patetico se fossi uscito da solo? La risposta non arrivò, o arrivò quando ormai mi trovavo sulla strada del Diavolo Rosso. Qualcuno con cui fare due chiacchiere ci sarà, mi dissi attraversando il cancello in ferro battuto. Dentro non c’era la folla del weekend, solo qualche tavolo occupato e tre file di sedie davanti al palco. Presi un amaro e trovai un’amica già seduta. Lei aspettava con un sorriso l’inizio di un concerto di cui io, al contrario, non sapevo nulla. Mi sistemai al suo fianco, dopo pochi minuti un tizio prese a suonare. Come se non fossi mai uscito di casa, ma solo andato nella stanza del pianoforte per vedere che combinasse il resto della famiglia, bevevo serenamente il mio amaro. E auguravo a tutte le città del mondo di avere un luogo dove la musica raddrizzasse il finale delle giornate storte.
(Enrico)

 

17.
“Chi fermerà la musica/ quelli che non si sbagliano /quelli che non si svegliano /stanno nei porti a tagliarsi le vele”. Lo cantavano già i Pooh, l’abbiamo toccato con mano in questi giorni ad Asti. C’era da aspettarselo? Forse. Perché forse in quel locale era davvero tutto troppo “strano”: dalla chiesa sconsacrata, ai concerti e la (buona) musica, passando per la gente. Troppo lontano dal panorama spesso omologato che ci circonda. “Ormai i motivi per andare ad Asti dovrebbero essere finiti”, ho letto in un post su Facebook che commentava la notizia. Certo eccessivo. E però poi allo stesso tempo pensi: “Che Diavolo… come dargli torto?”.
(Andrea B.)

 

18.
Purtroppo non sono mai andato al Diavolo Rosso. Però, leggendo i commenti precedenti, mi è venuta un’incredibile voglia di passare una serata in questo posto che sembra uscito dalle pagine di un libro…non chiudetelo!!!
(Anonimo)

 

19.
Ero ad Asti domenica scorsa, per acciughe e dintorni. Erano le prime ore del pomeriggio, quando le chitarre e gli ottoni dormono, ma non ho resistito passando davanti al “Diavolo”: la porta era aperta, sono entrato e ho riassaporato le emozioni di tante serate passate in questo luogo cupo, quasi tenebroso ma che in un attimo sa trasformarsi, grazie alle vite che lo abitano e alla loro voglia di condivisione e complicità, in un’atmosfera sfavillante e rigenerante.
La bicicletta di Gerbi appesa al muro dovrebbe ricordare a tutti come un po’ di “irregolarità” non fa male a nessuno: forse il problema di questi tempi è più il silenzio, la chiusura in se stessi, il rischio di abbattersi, non un po’ di decibel in più del dovuto…
Ci sono altre battaglie da combattere, non perdiamo tempo con quelle di retroguardia, non sbarriamo la strada alla bicicletta musicale del Diavolo Rosso.
(Sergio V.)

 

20.
Non avrete veramente il coraggio di toglierci anche questo?
(Maurizio)

 

21.
Il Diavolo Rosso è qualcosa di magico: l’atmosfera, gli artisti che vi hanno partecipato ma soprattutto le persone lo hanno reso in questi anni l’unico vero punto di ritrovo della nostra città. Un locale dove non esistono compagnie ma solo una grande compagnia: la gente del Diavolo Rosso. Siamo e saremo pronti a riconquistarci il Diavolo con le unghie e con i denti perchè non se ne andrebbe un locale ma una parte di noi.
(Lorenzo Delfino)

 

22.
Da sporadico frequentatore alessandrino posso dire solo una cosa: di questi tempi un posto come Il Diavolo deve esistere. Non solo ad Asti, ma ad Alessandria, Torino, Vercelli ecc ecc. 1, 100, 1000 Diavoli
(Giorgio)

 

23.
La musica è compagna fedele durante tutta la nostra vita nel bene o nel male.
Io una città senza musica non posso e non riesco a immaginarla.
Io una città senza Diavolo Rosso non posso e non voglio immaginarla.
Restate in silenzio, ma per ascoltare il nostro concerto; le nostre vibrazioni spero faranno vibrare un po’ di cuori e anime.
(Stefania S.)

 

24.
Per me il diavolo rosso è un monumento per chi come me scrive canzoni. .perché ti dà la possibilità di salire sul palco..la libertà di cantare e suonare di sognare e di fare sognare il pubblico. .è l’unico locale che abbiamo in città che ti regala questa emozione..il diavolo rosso è unico
(Luciano Ferrante)

 

25.
Il Diavolo Rosso è il posto in cui a volte mi sono rifugiata per scampare a noiose serate sul divano degli amici o a locali fatti di musica tutta uguale. Perché al Diavolo suona una musica diversa in senso lato e non. L’atmosfera è proprio differente. È come una piazza, dove puoi andarci pure da solo tanto qualcuno con cui fare due parole lo trovi sempre. Qualcuno con cui conoscere una band per la prima volta e scoprire che ti piace. La più bella chiacchierata di quest’anno l’ho fatta un venerdì sera nel cortile interno del locale; perché il Diavolo è anche quel posto in cui puoi bere una birra sotto l’occhio di una Luna scenograficamente appesa, che regala una sensazione momentanea di fuga dal mondo. Non toglieteci il gusto di avere un posto, in città, che significa così tanto per così tante persone, e che è crocevia di stili, pensieri, culture, visi, persone. Non toglieteci quell’atmosfera. Non toglieteci quella Luna.
(Elena M.)

 

26.
Non sono astigiano e forse non lo sarò mai. Sono venuto a vivere qui, da milanese in esilio d’amore, circa 7 anni fa. Se non fosse stato per l’atmosfera metropolitana del Diavolo Rosso mi sarei sentito ancora più alieno. Per favore non fate diventare anche questa parte di Asti una metropoli.. non anche questa.
(Beppe A.)

 

27.
Non conoscevo la storia del DIAVOLO ROSSO, che ho appreso per caso: incuriosita dall’immagine della figura che lo rappresenta che Stefano ha impostato sul proprio profilo facebook. Nonostante la distanza, soprattutto dell’età, mi ha appassionato molto la sua vicenda. Forse perché sono sempre immersa in tante “pentole”, quelle in cui cucino per la mia famiglia, quelle in cui i cuochi del Monferrato preparano le specialità locali, quelle in cui si mescola e produce cultura… e non sopporto gran che nessun genere e tipo di “coperchio”!!! W tutti i DIAVOLI, evviva il DIAVOLO ROSSO!!!
(Maddalena)

 

28.
Il Diavolo Rosso è la mia seconda casa. E’ stata la mia palestra, come musicista, come spettatore, come organizzatore di concerti e soprattutto come essere umano. Non sarei quello che sono come uomo e come professionista se non ci fosse stato il Diavolo Rosso. Ho voluto girarci dentro un mio video anche per questo, per fotografare un momento che restasse indelebile nel tempo. In passato ho assistito alla chiusura del Centro Giovani colpevolmente in silenzio. Questa volta no.
(Roberto Sburlati)

 

29.
Una ex chiesa che pone al posto dell’altare un palcoscenico con un pianoforte non può e non deve ridursi al silenzio. Giovanni Gerbi non avrebbe smesso di pedalare per un temporale. Il Diavolo Rosso deve ricominciare a suonare. Tutti noi, che ci sentiamo coinvolti e in dovere di dire qualcosa, dobbiamo attivamente educare la cittadinanza a una sensibilità diversa.
(Anonimo)

 

30.
Il diavolo rosso è un miracolo laico, avvenuto, chissà per quale intreccio del destino, proprio ad Asti, nella profonda provincia piemontese, dove tutto, nel bene e nel male, è “provinciale”. Questa è l’unica città al mondo dove se mandi qualcuno “al diavolo” non è perchè gli vuoi male, ma il contrario…è per farlo sentire parte di un miracolo.
Quella trentina di pazzi sognatori ch nel 2000 decisero di dare vita al Diavolo forse non sapeva (e non sperava) di regalare a loro e ai loro figli un luogo così…sta a quei figli continuare quel miracolo. Lunga vita al diavolo (rosso)!
(Michele Miravalle)

 

31.
Il Diavolo Rosso di Asti è ormai un’istituzione. Anche democratica direi! E’ un posto dove incontri persone di ogni età e condizione e ti senti sempre a tuo agio, anche quando non sei un assiduo frequentatore (come me) o un vero esperto di musica in genere (come me). Sedersi però a un tavolo in buona compagnia a bere un caffè, una birra o gustare dei piattini ascoltando musica dal vivo in pieno relax in un’ atmosfera particolare e di grande condivisione, è un piacere ineguagliabile! Bloccare proprio quella parte musicale live, priva Asti di un momento di aggregazione culturale e sociale molto amato (non solo dagli Astigiani) e lascia cadere il centro storico, per l’ennesima volta, nell’oblio.
(Miranda C.)

 

32.
La prima volta che entrai al Diavolo uscii frastornato, come un bambino dalle montagne russe, e che il giorno dopo sarebbe voluto ritornare. E così è stato. È la casa di tutti, dove la mamma arte, senza giudicare, custodisce le orecchie di signori,signore,fidanzatini,uomini solitari accompagnati da cani e gatti curiosi. Ho avuto la fortuna,come molti astigiani, di salire sul palco per raccontare le mie canzoni. Subentra un’energia positiva indescrivibile. Quelle pareti hanno assorbito sempre ottima musica, origliato aneddoti curiosi, e tenuto in piedi l’animo artistico astigiano. Abbandonarlo sarebbe chiudere per sempre un libro ad un bimbo felice.
(Simone Poncino)

 

33.
Non posso dire di essere uno degli habituè del Diavolo Rosso, ma lo frequento comunque da quasi dieci anni. Per me è una garanzia, garanzia di trovare un locale accogliente, tranquillo e, soprattutto, costruito intorno a eventi musicali. Perdere questa garanzia significa perdere, ad Asti, ogni possibiità di poter sostenere la musica dal vivo astigiana e non. Il Diavolo Rosso è l’unico locale che proponeva ancora musica live di un certo tipo e in un certo modo, non può e non deve smettere di farlo.
(Daniele)

 

34.
Il Diavolo Rosso e la cultura che Lui diffonde, è un premio e un privilegio sia per chi ha scelto di vivere ad Asti il proprio futuro , come abbiamo fatto io e mia moglie, sia per chi ha scelto di costruire il proprio futuro altrove ma torna nel week end o ogni tanto, sia per chi viveva altrove ma è tornato. Se ci togliete il Diavolo Rosso ad Asti rimangono solo banche e case di riposo. E costruire il proprio futuro su banche e case di riposo… NO WAY!
(Ale Dolphin)

 

35.
Non tutti i decibel possono essere abbassati.
Abbiamo spento AstiMusica, anni fa abbiamo dimenticato il Centro Giovani dietro biechi luoghi comuni e oggi arrivano le richieste per mettere in silenzio il Diavolo Rosso.
Queste righe sono uno dei tanti pensieri che si stanno sommando e non hanno un destinatario chiaro se non chiunque vicino o lontano sappia di essere astigiano.
I decibel del Diavolo non possono essere abbassati perchè non sono i decibel di uno strumento o di un disco ma sono quelli di una generazione di giovani che in quel luogo trova uno dei rari angoli di incontro e condivisione che Asti sia capace di offrire.
Il Diavolo è un frammento di città felice che pone di fronte agli occhi di chi voglia guardare tutta la bellezza e la potenzialità che se ne stanno nascoste dietro il muro dell’indifferenza e dei lamenti da fine settimana.
Il Diavolo è un luogo dove ascoltare qualcuno cantare, dove incontrarsi, dove raccontarsi ognuno i propri giorni, è un luogo che stimola la contaminazione fra culture e visioni diverse, il Diavolo è leggerezza ed impegno ma è soprattutto l’unico luogo dove la musica e le idee dei giovani possono avere spazio.
Spesso capita di non rendersi conto di ciò che è usuale ma negli occhi sorpresi di tutti gli amici di altre città che abbiamo portato ad Asti, sta l’eccezionalità di aver generato un luogo di divertimento, di cultura e di bellezza dentro un’antica chiesa nel pieno centro di una piccola cittadina.
Dobbiamo incentivare l’apertura di altri spazi come questo e lottare perchè questa nostra voce non venga spenta da esposti e burocrazia.
Dobbiamo svegliare Asti e non farla andare a dormire prima.
(Paolo Catrambone)

 

36.
Per Natale regalateci la musica al Diavolo Rosso. Ce lo dovete. Glielo dobbiamo.
P.S. Ah praticamente avete tolto la musica all’unico locale che propone musica live ad Asti? Provate a togliere anche i cavalli dal Palio poi ditemi com’è per favore.
(Jacopo)

 

37.
Il diavolo rosso è uno dei pochi locali che ancora propone musica dal vivo, di generi differenti e per tutti i gusti. È il luogo dell’incontro perfetto tra una location particolare e una proposta musicale diversa dagli altri locali. Aggiungerei che è anche uno dei pochi spazi culturali sopravvissuti in Asti…E che fa parte dei miei ricordi adolescenziali. Spero possa diventarlo anche per i giovani di oggi.
(Alina V.)

 

38.
Da quando son bambina ho sempre sentito parlare del diavolo rosso come un posto speciale. Ho avuto il piacere di suonare su quel palco numerose volte e mai mi sono sentita più a casa. Vedere tra il pubblico volti amici, sorrisi.. essere tra il pubblico a sentire suonare da i grandi artisti ai grandi amici che si mettono in gioco, che vivono un’esperienza magnifica: quella di poter suonare e divertirsi in “famiglia”. E finito il concerto poter condividere una birra in splendida compagnia. Il diavolo è quel posto dove ogni weekend sai di trovare un abbraccio, una risata..
È il cuore pulsante di Asti. Sappiamo quanto poco ormai ci è rimasto.
Lunga vita al diavolo rosso!
(Chiara Carrer)

 

39.
Al Diavolo, ovvero a casa. Finalmente, di nuovo con le mie Amiche.
Inizia il concerto mentre noi cerchiamo di colmare con un selciato di parole la distanza che ci ha separate per mesi.
Suonano “No nay never” e io mi ritrovo di colpo di nuovo a Dublino, senza smettere di essere qui.
L’ubiquità, solo la musica te la da. Così, solo al Diavolo la si ha.
(Federica)

 

40.
Il diavolo è aggregazione; è cercare un posto fuori dal comune dove poter trovarsi con gli amici, bere una birra e parlare di come è andata la settimana o di cosa si farà nel week end. Il diavolo è un’atmosfera che ti abbraccia come un amico che non ti vede da tanto tempo. Questa atmosfera non può essere tale senza la musica. Perchè la musica ci fa sentire vivi. Asti deve essere viva. Asti deve essere musica. Il diavolo deve essere vivo. Il diavolo deve essere musica!
(Luca)

 

41.
Che sia il Diavolo a fare rumore nella nostra città, non ne sono così certa. Ma se fosse lui, non mi ci metterei contro. E’ musica, è arte, è la voce di coloro che in Asti credono ancora. Non ci togliete la voce e lasciateci credere, che anche se siamo piccoli, possiamo comunque fare grandi cose.
(Olimpia)

 

42.
Giovanni Gerbi (Asti 1885 – ivi 1955). E’ grazie all’ appellativo dato a questo leggendario ciclista che prende il nome il locale preferito dagli astigiani. Paolo Conte, il nostro illustre cittadino, dedicò allo stesso Gerbi una delle sue canzoni più belle, intitolata proprio “Diavolo Rosso”. Già da questo piccolo grande dettaglio si può capire come il Diavolo Rosso sia sinonimo di arte, di MUSICA,! Quella stessa musica che da anni allieta e riscalda le nostre serate, soprattutto quelle di coloro che come me sono lontani dalla città ormai da tanti anni… Coloro che, ogni volta che tornano a casa, non possono non fare tappa all’amatissimo Diavolo. E’ quello il posto dove sei sicuro che potrai sempre rincontrare un volto amico, scambiare quattro chiacchiere con i tuoi compagni di scuola e sentirti a casa anche solo per poche ore. Ma davvero c’è qualcuno disposto a credere che tutte queste sensazioni meravigliose potrebbero essere vissute alla stessa identica maniera se non ci fosse la MUSICA come filo rosso conduttore? #iostocoldiavolo e ancora una volta, senza soccombere alla fatica e allo sconforto, mi schiero dalla parte dell’ ARTE! <3
(Alberto Marengo)

 

43.
Beh, per me era l’appuntamento ovvio e scontato dei venerdì sera astigiani. Non c’era un appuntamento concordato, ma un tacito accordo. È come quando la mattina ti alzi e in automatico vai a lavarti la faccia, allo stesso modo il venerdì sera si usciva e la prima tappa tassativa era il Diavolo, non sapevi di preciso chi potevi trovare, ma eri certo che nell’arco della serata chi volessi trovare l’avresti alla fine trovato. Un amaro, un gruppo che suona e ti fà da sottofondo mentre saluti o ti fumi una sigaretta fuori… Niente di più bello e naturale penso. Come l’io collettivo dei gabbiani di Bach, tutti il weekend sapevamo esattamente dove dirigerci.
(Martina)

 

44.
La prima volta che sono entrata al Diavolo Rosso avevo dieci anni. Mi ci hanno portato i miei genitori, uno dei più bei regali che mi abbiano mai fatto. Loro erano felici, circondati da amici e io correvo con altri bambini in mezzo ai tavoli, nella piazza, nei cortili. Un giorno d’estate dopo la corsa, noi bambini ci siamo rifugiati nel planetario di A Sud di nessun Nord. Guardavamo le stelle, con il fiatone. Quando avevo dieci anni abitavo in Piazza San Martino proprio a fianco al Diavolo Rosso. E’ vero, la sera sotto le coperte sentivo le voci, la musica, percepivo l’energia particolare del Diavolo Rosso. Mi affaciavo spesso al balcone e in silenzio guardavo quello che succedeva là sotto. Ora sono 10 anni più grande, non abito più in quella casa, ma spesso approdo al Diavolo Rosso. I bambini che correvano con me, ora bevono una birra mentre ascoltano della buona musica, i nostri genitori sono ancora là e come dieci anni fa si divertono e di tanto in tanto ci tengono d’occhio. Il Diavolo Rosso per me è molto di più che un semplice locale con della buona musica live. E’ il contenitore dei ricordi di dieci anni della mia vita e sono sicura ne dovrà contenere molti altri ancora. Quindi, smettetela di lamentarvi e andate al Diavolo!
(Morgana)

 

45.
Io non sto in silenzio di fronte a questa faccenda per tante ragioni raffinate ed elaborate e poetiche e musicali e artistiche e alcoliche e conviviali e aggregative e politiche e sociali. Non fosse altro perché ci vado ogni weekend ed è certamente uno dei locali più suggestivi che abbia mai visto.  Ma poi, quando gente di fuori ti chiede cosa c’è di bello da fare la sera ad Asti, quanto è dissacrante tuonare uno spontaneo “andate al Diavolo!”? Teniamocelo stretto.
(Nicolò)

 

46.
Il Diavolo Rosso è l’unica istituzione culturale astigiana che non sfigurerebbe neppure se si trovasse a Londra, Parigi, Berlino o in un’altra capitale europea della cultura. Come studente universitario ho vissuto il periodo d’oro del Diavolo, quando in questa sala magnifica il vino accompagnava le esibizioni di musicisti internazionali di prima categoria. Come vicepresidente di weLand, il Diavolo è divenuto la location necessaria per ambientare ad Asti una mostra fotografica internazionale come Wiki Loves Monuments. Il Diavolo Rosso non è solo un posto unico dove ascoltare musica e incontrarsi. E’ un patrimonio di tutti i cittadini, una realtà intrisecamente legata alle possibilità, per Asti, di rialzarsi e sprovincializzarsi. La sfida attuale è una occasione essenziale per unire le forze creative e responsabili della nostra città e per diventare tutti più consapevoli del valore di questo patrimonio comune.
(Stefano Caneva)

 

47.
Una sola volta ad Asti, ed una prima indimenticabile volta al Diavolo Rosso! Un locale davvero affascinante, unico nel suo genere, ed ora il mio ricordo di Asti è indelebilmente legato a questo locale. Fin’ora è l’unico posto in Italia che mi ha ricordato quell’atmosfera che tanto amo di una città come Berlino, per il suo modo di vivere la notte con una “trasgressione composta”. Ne decanto le sue qualità a tanti miei amici qui in Trentino: quindi non posso accettare in silenzio che ne venga stravolta l’anima!
(Cristian Cenci)

 

48.
Non ricordo la prima volta che sono entrata al Diavolo Rosso, probabilmente perchè c’è da sempre nella mia vita. E’ quel posto in cui, volente o no, incontrerai sempre persone che conosci. Entrando, troverai sempre il quadro di Fabrizio De Andrè che ti osserva o il cane della proprietaria che gironzola per il locale. E’la casa di tutti. Per cui, vorrei che quelle persone che si sono lamentate avessero un occhio di riguardo per quella nostra casa e per noi. Noi,giovani futuri precari, che il sabato sera vogliamo semplicemente passare una serata in quel bel posto ascoltando della buona musica e non pensare al futuro che i nostri politici ci hanno tolto. State dalla nostra parte.State col diavolo.
(Lorenza)

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Matteo Scotto – Stefano Leucci

Stefano Leucci

Stefano Leucci

Nato ad Asti nel 1987 e attualmente ricercatore in informatica giuridica presso l'Università di Trento. Mi è bastato un anno fuori da Asti per guardarla da lontano e sentire la necessità di valorizzarne le sue bellezze in una dimensione europea. L'avventura in weLand mi permette di trovare un contesto in cui far ritornare a casa le mie idee, costruendo un nuovo "territorio digitale". Asti ha solo bisogno di essere risvegliata da un sonno profondo. La migliore sveglia è la buona volontà delle persone e la loro energia portata a bene comune.

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2 Comments

  1. Non ricordo la prima volta che sono entrata al Diavolo Rosso, probabilmente perchè c’è da sempre nella mia vita. E’ quel posto in cui, volente o no, incontrerai sempre persone che conosci.
    Entrando, troverai sempre il quadro di Fabrizio De Andrè che ti osserva o il cane della proprietaria che gironzola per il locale. E’la casa di tutti. Per cui, vorrei che quelle persone che si sono lamentate avessero un occhio di riguardo per quella nostra casa e per noi. Noi,giovani futuri precari, che il sabato sera vogliamo semplicemente passare una serata in quel bel posto ascoltando della buona musica e non pensare al futuro che i nostri politici ci hanno tolto. State dalla nostra parte.State col diavolo.

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